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Il “Migliore” tra i peggiori

by Rosario Sorace

Palmiro Togliatti mutò atteggiamento nei confronti degli intellettuali e degli artisti dopo le elezioni dell’aprile del 1948, ma soprattutto dopo il grave attentato alla sua vita subito il 14 luglio dello stesso anno, in cui l’Italia rischio la guerra civile. Infatti, prima era tollerante, aperto al dialogo con le espressioni artistiche più libere frenando le recensioni negative che stroncavano gli scrittori non allineati al Pci e all’ideologia marxista.

Sull’Unita era stato criticato aspramente Elio Vittorini per il suo romanzo “Uomini e no”. Allora, il Migliore, ritenne opportuno scrivere testualmente “Possiamo chiedere all’artista che sia orientato verso la realtà, ma fissargli noi la tematica e persino ciò che devono essere i suoi eroi, questo è pedanteria e asfissiante nodo scorsoio. E peggio ancora quando si va a finire nella lezione di costume. Proprio noi, che lottiamo per liberarci e liberare il mondo all’ipocrisia”.

Successivamente al periodo ricordato, dopo la fine del governo con la Dc, Alicata e Togliatti, che si firmava su Rinascita con lo pseudonimo Roderigo di Castiglia, attaccarono lo stesso Vittorini con veemenza e violenza verbale accusandolo di non essere obbediente alla linea culturale del Partito e all’impegno civile. Famosa l’affermazione che gli intellettuali dovevano “suonare i pifferi della rivoluzione” e allontanarsi dai canoni della letteratura borghese. Ma lo stesso Roderigo di Castiglia su Rinascita prese di mira  i poeti ermetici e la prosa d’arte considerandoli” fenomeni parassitari della nostra cultura”. Mentre la pittura d’avanguardia veniva definita “una raccolta di cose mostruose, di orrori e scemenze, di scarabocchi” oppure sulla musica contemporanea che veniva considerata come “una particolare degenerazione che la maggioranza degli uomini normali oggi respinge e critica”.

Lo stesso Togliatti arrivò a giudizi grotteschi criticando la letteratura europea del Novecento come un espressione del “gorgoglio degli intestini”. Poi personalità come Benedetto Croce, Gaetano Salvemini o André Gide venivano aggrediti in articoli con un’inqualificabile violenza verbale perché si permettevano di criticare i regimi comunisti. Quindi si assiste  per un lungo periodo della storia ad un segretario generale del Pci che riaffermava l’ortodossia nel campo politico culturale divenendo un tutore della cultura marxista del realismo inaugurato in Unione Sovietica che portò il regime dei soviet a condannare e a deportare nei lager tanti scrittori, poeti, pittori e artisti tacciandoli di essere nemici del popolo.

In Italia tutto ciò non era possibile ma potevano invece benissimo essere infamati e disprezzati dall’apparato comunista.

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