Home Cronaca Il Mediterraneo continua a bruciare, morti in Calabria e Sicilia. 65 vittime in Algeria

Il Mediterraneo continua a bruciare, morti in Calabria e Sicilia. 65 vittime in Algeria

by Nik Cooper

Non si fermano gli incendi nel Mediterraneo. Questa volta oltre alla devastazione si aggiungono anche delle vittime alla tragedia.

In Calabria, un uomo di 77 anni è morto nel suo casolare di campagna raggiunto dal fuoco a Grotteria, in provincia di Reggio Calabria. L’uomo stava tentando di mettere in salvo il ricovero degli animali, ma è stato raggiunto dalle fiamme ed è morto per le ustioni. Il cadavere carbonizzato è stato trovato da uno dei figli del pensionato, preoccupato per il fatto che non aveva visto rientrare il padre nell’altra abitazione della famiglia nel centro di Grotteria.

La seconda vittima, sempre in Calabria, a Cardeto, è un uomo di 79 anni che inizialmente era stato dato per disperso.

Ma la vera tragedia si consuma in Sicilia, dove un agricoltore di soli 30 anni viene ritrovato morto schiacciato dal suo trattore nel tentativo di spegnere un incendio in un podere nell’area di Ponte Barca, interessata oggi da un vasto incendio come tre settimane fa. Stava trasportando una botte piena d’acqua sul suo trattore che, all’altezza di una curva lungo la S.P.58, si è capovolto schiacciandolo e uccidendolo sul colpo.

Ma l’analisi di Coldiretti ci dice che gli incendi sono aumentati del 202% rispetto alla media 2008-2020. Sei roghi su dieci sono di origine dolosa. Ma se da una parte abbiamo qualche piromane esaltato che compie azioni detestabili, dall’altra, per effetto della chiusura delle aziende agricole, la maggioranza dei boschi nazionali si trova senza sorveglianza per l’assenza di un agricoltore che possa gestirli in un Paese come l’Italia dove più di un terzo della superficie, per un totale di 11,4 milioni di ettari, è coperta da boschi con quasi 1 su 3 (32%) che in Italia fa parte di aree protette.

Morti e devastazione proseguono nel Mediterraneo

I vigili del fuoco greci esausti hanno combattuto contro gli incendi per il nono giorno consecutivo. Mercoledì le temperature torride hanno contribuito ad alimentare gli incendi in Algeria, dove sono morte almeno 65 persone.

Dalla Turchia alla Tunisia, i paesi del Mediterraneo hanno visto alcune delle temperature più alte degli ultimi decenni, poiché il panel climatico delle Nazioni Unite questa settimana ha avvertito che il mondo era pericolosamente vicino al riscaldamento incontrollato.

La Grecia, nella morsa della peggiore ondata di caldo degli ultimi tre decenni, ha evacuato circa 20 villaggi sul Peloponneso, anche se l’antica Olimpia, sede dei primi Giochi Olimpici, è sfuggita all’inferno.

Circa 580 vigili del fuoco greci, aiutati da colleghi provenienti da Francia, Gran Bretagna, Germania e Repubblica Ceca, stavano combattendo gli incendi a Gortynia, vicino a Olimpia.

Le riacutizzazioni hanno continuato a devastare Evia, la seconda isola più grande della Grecia, appena al largo della terraferma a est di Atene e teatro di alcune delle peggiori devastazioni della scorsa settimana.

Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis l’ha definita “un’estate da incubo” e si è scusato per i fallimenti nell’affrontare alcuni degli oltre 500 incendi che hanno imperversato in tutta la Grecia.

‘LA NOSTRA IDENTITÀ STA DIVENTANDO CENERE’

All’altra estremità del Mediterraneo, il governo algerino ha schierato l’esercito per aiutare a combattere gli incendi che hanno dilaniato le aree boschive nel nord del Paese, uccidendo almeno 65 persone, tra cui 28 soldati.

L’area più colpita è stata Tizi Ouzou, il distretto più grande della regione montuosa della Cabilia, dove le case sono bruciate e i residenti sono fuggiti per rifugiarsi in alberghi, ostelli e alloggi universitari nelle città vicine.

Il presidente Abdelmadjid Tebboune ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale per i morti.

Ma se in Algeria si piange, in Italia non si ride poiché gli incendi hanno devastato migliaia di acri di terra poiché le temperature hanno raggiunto record ben al di sopra dei 40 gradi Celsius e i venti caldi hanno alimentato le fiamme.

I vigili del fuoco hanno dichiarato su Twitter di aver effettuato più di 3.000 operazioni in Sicilia e Calabria nelle ultime 12 ore, dispiegando sette aerei per cercare di domare le fiamme.

La capitale tunisina, Tunisi, ha registrato martedì la sua temperatura più alta di sempre di 49°C, secondo quanto riferito dall’Istituto Meteorologico.

La Turchia ha anche subito quasi 300 incendi nelle ultime due settimane che hanno devastato decine di migliaia di ettari di boschi, anche se solo tre sono stati segnalati ancora in fiamme alla fine di mercoledì.

La costa settentrionale della Turchia, tuttavia, ha dovuto affrontare una sfida diversa: inondazioni dopo piogge insolitamente intense che hanno abbattuto un ponte e lasciato i villaggi senza energia elettrica.

Gli incendi non sono limitati alla regione mediterranea. La California ha subito il secondo incendio più grande della sua storia che alla fine di domenica aveva coperto quasi 2.000 kmq.

Il comitato climatico delle Nazioni Unite ha pubblicato un rapporto lunedì molto preoccupante e i suoi effetti, dalla Cina agli Usa, passando per Africa e Europa, sono sotto gli occhi di tutti.

Urge porre rimedio alla svelta a questa deflagrazione, che non riguarda solo gli incendi purtroppo; serve una svolta, altrimenti, andando avanti di questo passo, non ci rimarrà più un pianeta in cui vivere.

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