Home In evidenza Il governo “Rincara” la dose e presenta la stangata del 2023

Il governo “Rincara” la dose e presenta la stangata del 2023

by Romano Franco

Dopo il maxi sconto sugli extra profitti fatto dal governo Meloni di 8,4 miliardi ai colossi energetici, alcuni sotto inchiesta per aver speculato sui rincari delle bollette, ecco che l’esecutivo passa dalla cassa.

L’inflazione continua la sua scalata e, al posto di mostrare cautela e pizzicare dalle casse dei più agiati, il governo dei superficiali sceglie di bastonare tutti; soprattutto i più poveri.

Il peso della guerra e delle sanzioni inizia a farsi sentire e, dopo aver condito il tutto con decisioni scellerate che hanno portato ad un inasprimento del conflitto in Ucraina, la situazione economica è degenerata e, per tutta risposta, il governo sta trovando in tutti i modi di attirare investitori stranieri in un Paese o nazione, che dir si voglia, che ha visto la maggior parte delle materie prime aumentate nel corso dell’ultimo anno.

La Meloni pertanto sta provando in tutti i modi di attirare investitori stranieri, per cercare di aumentare il Pil, e per farlo sta pensando di distruggere ulteriormente i diritti dei lavoratori che hanno visto un arretramento dei loro diritti negli ultimi 30 anni. Infatti, abolendo l’odiatissimo reddito di cittadinanza e introducendo voucher come forma di pagamento, pare che la strada intrapresa sia proprio quella.

E dopo le decisioni conservative e i continui attacchi ai ceti più bassi, adesso il governo inizia ad attecchire dai consumatori.

Le bollette diminuiranno leggermente nel primo trimestre, se il prezzo del gas non dovesse lievitare a causa delle basse temperature, ma la spesa media annua risulta comunque in aumento del 67%. Inoltre, per chi ha un fornitore sul mercato libero il governo ha sancito che il blocco dei rincari stabilito dal decreto Aiuti bis non si applica ai contratti in scadenza.

L’inflazione ha superato l’8% percento, anche se alcuni beni di prima necessità come il pane sono aumentati di oltre il 18%, nel solo 2022.

Gli stipendi degli italiani si sono affievoliti, grazie soprattutto agli aumenti dei costi di carburante ed energia, e, in virtù di ciò, il governo decide di azzerare lo sconto sulle accise, uno dei cavalli di battaglia del premier e del suo vice Matteo Salvini.

Aumentano anche le sigarette e il tabacco trinciato e, dopo il passaggio al pubblico, anche Autostrade ha aumentato i pedaggi, già tra i più alti d’Europa.

Anche i biglietti dei bus cittadini di alcune città subiranno un rincaro e Assoutenti prevede un aumento della spesa di 366 euro medi a famiglia.

E se andar in autobus costerà di più anche gli automobilisti non ridono poiché, osserva l’Osservatorio Facile.it, 815.000 automobilisti vedranno un peggioramento della propria classe di merito e pagheranno di più il premio Rc auto. Il premio medio Rc auto registrato in Italia è stato di poco superiore ai 458 euro, vale a dire ben il 7,23% in più rispetto ad un anno prima”. Secondo l’analisi del comparatore – su un campione di oltre 720mila preventivi raccolti su Facile.it a dicembre – il numero di automobilisti colpiti dai rincari è in crescita del 2% rispetto allo scorso anno.

Anche chi è in affitto rischia un aumento consistente del canone.

Se il padrone di casa non ha scelto la cedolare secca, infatti, il contratto di solito prevede un aggiornamento annuale del canone sulla base dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI). L’indice medio annuo sarà pubblicato il 17 gennaio 2023 e l’aumento previsto è sicuro.

Gasolio e benzina subiscono un aumento di circa 20 centesimi al litro rispetto al 30 dicembre, rileva Staffetta quotidiana. Il 2023 si è aperto con l’aumento delle accise su benzina, gasolio e Gpl.

Il governo Meloni ha deciso di non prorogare gli sconti fatti dal governo precedente per calmierare i rincari altissimi.

Facendo un breve calcolo la spesa alla pompa di benzina, speculazioni a parte, sarà pari a 18,3 centesimi al litro su benzina e gasolio e 4,3 cent sul Gpl.

A Milano dal 9 gennaio il biglietto ordinario Atm passerà da 2 a 2,20 euro, il carnet da dieci corse da 18 a 19,50 euro, il giornaliero da 7 a 7,60 euro e il biglietto valido per tre giorni da 12 a 13 euro. Anche a Roma sono in arrivo rincari: il ‘Contratto di servizio per il trasporto pubblico ferroviario di interesse regionale e locale’ siglato tra Regione Lazio e Trenitalia prevede che da luglio 2023 il biglietto integrato a tempo, che dura 100 minuti, salga da 1,50 a 2 euro, mentre gli abbonamenti mensili saliranno da 35 a 46,70 euro e gli annuali da 250 a 350 euro.

Ma mentre Giorgia Meloni si appresta a fare i suoi video propagandistici colmi di bugie e inesattezze l’Italiani subiranno una stangata che si ripercuote, ancora una volta, nei confronti dei ceti più bassi.

Tuttavia questa volta non basterà qualche giustificazione detta in qualche rubrica “tanto ar chilo” stile Benedetta Parodi per alleggerire il carrello della spesa degli italiani.

Il terremoto sociale attuato dal governo Meloni si sta per abbattere, spostare gli equilibri e muovere le masse, in questo momento di forte malcontento, può essere molto pericoloso. Si avvisa il governo di maneggiare con cura.

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