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Il ‘Gatto e la Volpe’ trovano l’accordo per il terzo polo

by Romano Franco

Finalmente diventa ufficiale: Renzi, la Volpe, e Calenda, il Gatto, sono in società. E’ stato concluso da poche ore l’accordo opportunistico tra il leader di Italia Viva e il leader di Azione.

I due deambulatori che viaggiano da un ideale all’altro hanno scelto di unire le forze per riuscire a raggiungere il quorum in vista delle prossime elezioni.

“Nasce oggi per la prima volta un’alternativa seria e pragmatica al bipopulismo di destra e di sinistra che ha devastato questo paese e sfiduciato Draghi. Ringrazio Matteo Renzi per la generosità. Adesso insieme Italia Viva e Azione per Italia sul serio”.

Lo scrive su twitter Calenda. “Io sono il leader di questa campagna elettorale, rimane l’autonomia dei partiti”, dice Calenda commentando l’accordo elettorale.

Insomma “seria”, come la sua dichiarazione passata in cavalleria fatta meno di un anno fa, nello studio della Merlino, dove Calenda diceva che il suo nuovo socio in affari gli faceva “orrore”. “Non farò politica con Renzi, mi fa orrore! Ma chi se ne frega di quello che dice Renzi!”, diceva il leader d’Azione.

Era evidente che il cammino sulla via di Damasco, con tanto di illuminazione, fosse ancora lontana per Carlo Calenda.

“Abbiamo deciso di provarci. Il 25 settembre troverete sulla scheda elettorale anche questa possibilità: non accontentatevi dei meno peggio, mandate in Parlamento persone di qualità”. Lo scrive su Facebook Renzi, parlando del Terzo polo.

“Lascio volentieri che sia Carlo Calenda a guidare la campagna elettorale. Talvolta abbiamo discusso, lo sapete, ma i punti che ci uniscono sono molti di più di quelli che ci dividono. Chi ci crede deve fare di tutto per unire, non per dividere. E io ci credo. Per questo faccio il primo passo con il sorriso: perché so che sarete in tanti a camminare con noi”. Lo scrive su facebook Matteo Renzi parlando dell’accordo con Carlo Calenda.

“Io faccio politica da tanti anni e ho avuto l’onore di servire ai livelli apicali la mia città, il mio Paese, la mia comunità. Ho imparato che bisogna sempre essere ambiziosi, puntare in alto, non sognare in piccolo. Ma ci sono dei momenti in cui le ambizioni personali lasciano il passo ai sogni collettivi. Servono gli assist per fare i gol”, dice Renzi, e coglie l’occasione per lanciare qualche frecciatina al Pd.

“Io voglio bene al Pd ma il mio Pd prendeva il 40% ora prende Di Maio e Fratoianni”. Lo ha detto il leader Iv Matteo Renzi intervenendo al Caffè de La Versiliana a Marina di Pietrasanta (Lucca). L’obiettivo “è impedire agli altri di fare un governo di destra destra, e dover così chiedere a Draghi di tornare. Se ci sarà problema nel prossimo governo cercheremo di dare una mano come abbiamo fatto con il governo Draghi”, dice il leader di Iv.

Tralasciando il fatto che l’ex premier si sia dimenticato che il Pd sia precipitato proprio sotto la sua segreteria dal 40% al 20%, nel 2018, l’alleanza tra Renzi e Calenda non ha sicuramente niente a che vedere con la sinistra.

Insomma, il solito programma proveniente da “sinistra” che si rivelerà l’ennesimo regalo impacchettato a Confindustria. Ne sanno qualcosa gli italiani con il Jobs act.

Poi, il leader di Azione attacca la destra. “Secondo voi governa l’Italia una cosa che va da Berlusconi alla Meloni passando per Salvini che odia la Meloni e hanno posizionamenti internazionali diversi? Non la governano, lo sappiamo benissimo – dice Calenda – se darete fiducia a questo terzo polo quello che succederà è che cercheremo di fermare la vittoria di destra e sinistra su una base di proposte di governo concrete che ricalcano l’agenda Draghi, andare a Palazzo Chigi e chiedere a Draghi di rimanere. Se Draghi non vorrà rimanere si dovrà trovare una personalità che sia in grado di portare l’Italia fuori dalle secche in cui è finita”.

Infine parlando dell’accordo elettorale con Renzi dice che gli ultimi “sono stati giorni tumultuosi” e “ho imparato che in politica, a differenza delle aziende, finché non hai chiuso non hai chiuso. Vediamo. Ciò che è importante è che si crei un’alternativa a questa situazione”, afferma Calenda.

In conclusione si può dire quasi con certezza che il patto tra Renzi e Calenda vede al centro la loro grande ambizione personale e non ha punti in comune se non l’opportunità e il servilismo nei confronti di Confindustria.

La Disney ci ha insegnato che del Gatto e della Volpe non ci si deve assolutamente fidare, ma l’unica certezza che si può avere dal cosiddetto terzo polo è che alla fine il tradimento sarà all’ordine del giorno.

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