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Il dovere della pace e i compiti europei

by Bobo Craxi

È nata una consapevolezza comune che il conflitto in atto sia destinato a perdurare e allo stesso tempo saranno maggiori le pressioni internazionali affinché esso possa entrare in un ragionevole corridoio negoziale almeno perché si arrivi ad una tregua o ad un cessate il fuoco.

Le conseguenze sono state un successivo martellamento bellico improduttivo almeno sul piano della soddisfazione degli obiettivi primari del dittatore russo.

Al di là di ogni considerazione di carattere esclusivamente morale, e quindi sempre discutibile, conviene che l’Ucraina esca da questo conflitto mantenendo la propria integrità territoriale ma soprattutto è necessario che nell’affrontare il tema del dopo-conflitto si tenga conto che esso abbia messo in evidenza la necessità di riconoscere e ribadire gli standard minimi che separano le democrazie da modelli ai quali neanche la stessa Ucraina si è sottratta in questi anni.

Oligarchie economiche e militari non sono compatibili con i valori democratici e liberali dell’Europa.

E se esiste una tendenza non differibile di adesione all’Unione dovrà essere chiaro che la separazione dal passato dovrà essere netta; compresa dai gruppi ultranazionalisti in armi che rischiano di mantenere un peso Politico, anzi di accrescerlo nel dopo conflitto esattamente come il movimento politico di Hizbullah mantiene una mano di protezione nel Libano in virtù della sua lotta di resistenza dagli invasori.

Il conflitto ucraino ancora in corso altresì imporrà una nuova visione della pace e della sicurezza europea; corriamo il rischio di coinvolgimento diretto in conflitti nei quali i nostri interessi differiscono dai nostri doveri di sostegno agli alleati.

Se Erdogan malauguratamente dovesse essere oggetto di attacco militare il nostro vincolo ci imporrebbe di difenderlo.

Nonostante sia conclamata la mancanza di standard accettabili di democrazia compatibili con i nostri nel suo Paese.

É in queste contraddizioni che si è infilato il protagonismo bellico di Putin; nel desiderio di rivincita per le umiliazioni inferte al suo impero sapeva bene che sarebbe stato in grado di dividere quantomeno le opinioni pubbliche europee sull’eventualità di una reazione alle sue offensive territoriali.

La reazione c’è stata anche perché l’evidente sproporzione delle forze in campo ha reso la solidarietà verso gli Ucraini un fatto scontato e dettato dalla spontanea propensione europea a schierarsi dalla parte di chi subisce un’inaccettabile invasione militare ed accentuato questo sentimento dalle intollerabili azioni disumane che si stanno compiendo sul teatro di guerra.

Detto questo costruire non soltanto un processo di pace duratura ma un nuovo equilibrio nel Mondo e nelle nostre aree confinanti sarà un esercizio complesso nel quale dovranno scomparire tutti gli elementi di divisione che sono alla base del nostro dibattito pubblico.

La deterrenza militare non può essere considerata una scellerata corsa agli armamenti ma l’oggettiva condizione per il
Mantenimento della sicurezza e della pace.

Ci sono nel Mondo sicuramente dei concorrenti commerciali, ma non possiamo considerare dei “nemici” società che si organizzano secondo altri sistemi politici in contraddizione con il nostro.

Purché le loro azioni non interferiscano nel nostro modello democratico e non puntino, al contrario di quel che loro affermano premettendo il carattere “offensivo” dell’ Occidente, al nostro isolamento politico ed alla sconfessione dei nostri valori fondati sul pluralismo politico e religioso poggiati sul sempre perfettibile sistema di controllo democratico che è il più ragionevole compromesso sociale che il secolo che sta alle nostre spalle ha saputo realizzare per dare un sistema bene ordinato alle nostre società umane.

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1 comment

Fabiano Citi 5 Aprile 2022 - 21:10

Ho il dubbio che avere relazioni con Erdogan e Orban, non siano per l’Europa un fatto positivo ma, aggiungo che certe leggi di alcuni paesi vedi Polonia, sono già un campanello di allarme per la UE, leggi simili in Ucraina e non credo siano accettabili se, non si ricade in compromessi o baratti.

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