Home Attualità Il Csm nomina Giovanni Melillo alla guida della D.N.A. preferendolo a Nicola Gratteri

Il Csm nomina Giovanni Melillo alla guida della D.N.A. preferendolo a Nicola Gratteri

by Rosario Sorace

La storia si ripete sempre e comunque. E anche nell’ambito delle nomine al Consiglio Superiore della Magistratura sembra che si ripresenti la stessa logica di esclusione già vissuta nel 1988 da Giovanni Falcone, quando il magistrato Antonino Meli fu preferito al posto del giudice ucciso dalla mafia nella strage di Capaci.

In quel momento lo stesso plenum si spaccò nominando Meli per succedere ad Antonino Caponnetto nel ruolo di consigliere istruttore della Procura di Palermo bocciando in tal modo il giudice più competente e capace in tema di lotta alla mafia qual era appunto Giovanni Falcone.

Successivamente a seguito di questa scelta venne sostanzialmente smantellalo il pool antimafia di cui facevano parte tra l’altro proprio Falcone e Borsellino.

Adesso l’organo di autogoverno dei magistrati forse ripetendo un copione già visto ha eletto alla guida della Direzione Nazionale Antimafia, Giovanni Melillo, con 13 voti che ha così battuto Nicola Gratteri che ha ottenuto 7 voti, mentre 5 voti ha ottenuto Giovanni Russo, quest’ultimo in questo momento regge la Dna in qualità di procuratore aggiunto.

Tenuto conto dei numeri alla vigilia si ipotizzava persino un ballottaggio tra Melillo e Gratteri poiché la nomina sembrava si giocasse sul filo di lana, invece, non c’è stato bisogno di ricorrere ad un’ulteriore votazione.

Melillo, foggiano, ha 61 anni, è attualmente procuratore a Napoli ed è stato anche capo di gabinetto di Andrea Orlando quando lo stesso ricopriva la carica di Ministro della Giustizia.

Il procuratore di Napoli ha già avuto un ruolo di primo piano alla Procura nazionale Antimafia. Tra gli incarichi anche quello all’interno dell’ufficio giuridico del Quirinale.

Melillo fa parte della corrente progressista di Area e sostituisce in tal modo Federico Cafiero De Raho che è andato in pensione dal Febbraio di quest’anno.

Prima del voto del plenum è intervenuto Nino Di Matteo il quale ha espresso la sua posizione a favore di Nicola Gratteri spiegando in modo appassionato le motivazioni della sua preferenza affermando che “la nomina del procuratore Antimafia è una scelta di politica giudiziaria alta, che non deve essere condizionata da giochi di potere di nessun tipo, né da calcoli opportunistici”, mettendo in rilievo che la “maggiore e più spiccata idoneità allo scopo del procuratore Gratteri, il più idoneo a dare rinnovato slancio alla Dna.

Si tratta di uno dei magistrati più esposti al rischio. Sono state acquisiste notizie circostanziate – ha proseguito Di Matteo – di possibili attentati nei suoi confronti poiché in ambienti mafiosi ne percepiscono l’azione come un ostacolo e un pericolo concreto.

In questa situazione una scelta eventualmente diversa suonerebbe inevitabilmente come una bocciatura del dottor Gratteri e non verrebbe compresa da quella parte di opinione pubblica ancora sensibile al tema della lotta alla mafia e agli occhi dei mafiosi risulterebbe come una presa di distanza istituzionale da un magistrato così esposto.

Dobbiamo avvertire la responsabilità di non cadere negli errori che in passato, troppe volte, hanno tragicamente marchiato le scelte del Csm in tema di lotta alla mafia e che in certi casi hanno creato quelle condizioni di isolamento istituzionale che hanno costituito il terreno più fertile per omicidi e stragi”.

Anche il componente togato Sebastiano Ardita ha svolto un intervento lucido e attento in cui ha manifestato i rischi di una bocciatura di Gratteri che ripropone dilemmi drammatici che si sono già posti nel passato: “È come se la storia non ci avesse insegnato nulla. La tradizione del Csm è di essere organo abituato a deludere le aspirazioni professionali dei magistrati particolarmente esposti nel contrasto alla criminalità organizzata, finendo per contribuire indirettamente al loro isolamento. L’esclusione di Gratteri sarebbe non solo la bocciatura del suo impegno antimafia – ha rilevato Ardita – ma un segnale devastante a tutto l’apparato istituzionale e al movimento culturale antimafia”.

La Ministra della Giustizia Marta Cartabia ha espresso il suo compiacimento per l’elezione di Melillo ricordando l’importante che Giovanni Falcone è stato il principale ideatore della Dna: “A trent’anni dalla stagione delle stragi, va ora a Melillo l’alto compito di continuare a proiettare nelle sfide attuali le idee innovatrici di Giovanni Falcone, che progettò una struttura capace di costante rinnovamento e sempre più ampia cooperazione”.

Il plenum ha naturalmente votato più o meno secondo le logiche correntizie di appartenenza dei togati e dei laici.

A favore di Giovanni Melillo hanno votato i cinque consiglieri di Area (ex Magistratura Democratica, la corrente di sinistra dell’Anm), due docenti indicati dal M5Stelle Alberto Maria Benedetti e Filippo Donati, poi Michele Cerabona, avvocato napoletano e consigliere laico in quota Forza Italia.

Il procuratore di Napoli ha ricevuto anche le preferenze dei consiglieri di Unicost (la corrente di centro) e dei due capi della Cassazione che sono il primo presidente Pietro Curzio e il Pg Giovanni Salvi.

Mentre per Gratteri insieme a Di Matteo e Ardita hanno espresso il loro voto favorevole i due togati di Autonomia&Indipendenza Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, i componenti laici della Lega Stefano Cavanna ed Emanuele Basile, nonché Fulvio Gigliotti, altro laico in quota M5S.

Infine per Russo hanno espresso la loro preferenza i togati di Magistratura indipendente e quello di Alessio Lanzi, altro laico in quota Forza Italia.

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