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I DILEMMI DEL CASO ROMANO FRA LIBERTA’ E MODERNITA’

by Bobo Craxi

La vicenda di Silvia Romano riporta alla ribalta i dilemmi e le diatribe che sono sorte l’indomani del tragico attentato alle due Torri Newyorchesi e la lunga e conseguente battaglia politica, culturale e religiosa che ha opposto l’Occidente Cristiano al Mondo Islamico nella sua vasta complessità. Visioni opposte di Società e Valori di libertà che si interpretano in maniera opposta anche se poi, come vedremo, non è proprio esattamente così.

Si aggiunga che la liberazione della giovane ragazza rapita in Kenya nel corso di una missione umanitaria che svolgeva per conto di una ONG è sottoposta all’indagine più accurata dai magistrati che intenderebbero agire non soltanto sul piano internazionale nei confronti dei rapitori (intendimento nobile di cui si esclude la possibilità di giungere ad una conclusione positiva) ma anche esplorando sull’eventualità che il rilascio sia avvenuto attraverso una qualsivoglia forma di pagamento fattispecie questa perseguita dal nostro Codice Penale.

A questi dilemmi apicali si aggiunge, buon ultimo, il carattere odioso di una reazione indignata di un’opinione pubblica esasperata per lo stato di “prigionia” forzata a causa della pandemia e che si vede ricatapultare la giovane ragazza dall’Africa all’Italia con il Jet dei Servizi Segreti ed accolta come un Capo di Stato dall’ineffabile coppia mediatica Conte-Di Maio, quest’ultimo abbonato alle presenze agli arrivi del 16° Stormo dell’Aeronautica a Ciampino siano essi di esseri umani che di mascherine e respiratori provenienti da qualsiasi parte del Mondo.

La giovane Silvia Romano naturalmente, come in ogni vicenda umana ed intricata che si rispetti, ci mette del suo dichiarandosi una donna convertita alla religione islamica ed ostentando la palandrana verde che simboleggia l’appartenenza alla frazione più conservatrice dell’islamismo africano facendo peraltro sospettare un’incipiente gravidanza che ha subito fatto pensare ad una sindrome di Stoccolma contratta all’equatore.

In assenza di grandi questioni politiche ed ideologiche gli agitatori seriali di polemiche a scopo propagandistico non gli è parso vero di poter toccare così tante questioni concentrata in una questione sola. La cedevolezza dinnanzi al terrorismo, la distrazione di fondi dello Stato, la subalternità della donna dinnanzi alla fede islamica, la funzione diseducativa delle organizzazioni non governative che agiscono in territori difficili e in terreni minati.

E per altro verso la stessa liberazione di Silvia Romano ed il suo ritorno nella società occidentale da cui proveniva è servita alle escrescenze fondamentalistiche islamiche per mandare un messaggio di contestazione alla modernità, quasi ad illudersi che la “riconversione” immaginiamo forzata di una giovane ragazza italiana in stato di cattività possa contaminare le società libere e moderne.

Sono questi obiettivi pressoché impossibili da realizzare, il mondo libero non ha anticorpi da un Virus letale ma ne ha molteplici che lo mettono al riparo da una visione arcaica dell’islamismo che sopravvive in aree assai circoscritte dell’Africa o del Medio-Oriente, luoghi peraltro dove la stragrande maggioranza delle popolazioni non ha nessuna intenzione o desiderio di tornare all’indietro di millequattrocento anni.

Quanto ai detrattori critici per la liberazione della giovane Silvia andrebbe loro ricordato semplicemente che lo Stato ha agito conformemente ai propri doveri costituzionali, traendo in salvo una cittadina in pericolo di vita, e la stessa eventuale prassi che è stata adottata perché questo fosse reso possibile sospende anche gli obblighi del Codice Penale ed applica tutte le condizioni presenti nei Trattati Internazionali che abbiamo sottoscritto in materia di diritti dell’uomo.

Polemiche onestamente fuori luogo che manifestano una malcelata allergia dal vago stampo razzistoide nei confronti del mondo islamico, una pessima considerazione del ruolo della donna nella società moderna e della sua propensione alla solidarietà verso i più deboli ed una odiosa chiusura nei confronti delle libertà religiose, inculcata o meno che sia, il professare da donna giovane e proveniente da un paese cristiano un’altra religione rispetto a quella più ricorrente è vissuto come un atto sacrilego mentre non è altro che un atto di libertà visto che la ragazza in questione non è ritornata in armi fra di noi, ma libera di continuare la sua esistenza e coltivare il suo credo nei pressi della Zona Loreto nella civilissima e modernissima Milano.

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