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I cretini

by Maurizio Ciotola

Inseguire i cretini per contrastarli finisce per renderci altrettanto cretini o forse, consente di far emergere la cretineria presente in ognuno di noi.

L’istinto del cretino è monetizzabile, sfruttabile, quantificabile, può anche essere trasformato in una scienza, quella del cretino appunto.

Così come il cretino non appartiene a una precisa categoria sociale, ma a quella dei cretini che, come sappiamo si infiltra ovunque, tra i sospettabili quanto tra gli insospettabili e per questo ancor più pericolosa.

Fruttero e Lucentini, nel recente passato, sono riusciti a definire “il cretino” in modo impareggiabile,  altrettanto sulla loro scia ha fatto Michele Serra nel presente. 

Ma entrambi sapevano e Michele Serra sa, che non vi è soluzione all’enigma cui questa società sembra stringersi o da cui è avviluppata, pensando di esser libera, dalla cretineria.

Pier Paolo Pasolini da un altro versante individuava i cretini, non li inseguiva, delineando le loro caratteristiche in misura forse più stringente e reattiva, di quanto espresso da Fruttero e Lucentini.

Così Leonardo Sciascia, che elencandoli per nome e cognome, ha narrato, dei cretini, nei suoi romanzi e nei suoi articoli sui giornali.

Tiziano Terzani, in epoche più recenti ha messo a nudo la cretineria che ci affligge, divenendo volontà, volontà di esser cretini a tempo pieno.

Oggi il Covid-19, un essere non organico, non vivente, ha saputo sollevare la “coperta” e togliere la maschera Pirandelliana, di cui si ammantano i cretini viventi.

Ma non sembra esser sufficiente e non vi è vaccino iniettabile contro i cretini e la cretineria, se non la volontà, quella specifica volontà di pensare e partire da se per comprendere attraverso la propria determinazione.

Acquisendo autonomia senza far dipendere i nostri pensieri, e a scalare le parole insieme alle scelte, dai cretini.

Come si sa i cretini sorreggono i cretini, e ripeto, inseguirli per ammonirli, ci potrebbe condurre a diventare come loro, sgravandoci dall’onere del pensare e dell’agire, nell’illusione di percorrere la giusta via, sicuramente la più comoda e meno faticosa.

Perché il cretino è solitamente pigro quanto ambizioso.

Tra i cretini però vi è una subcategoria, quella dei cretini consapevoli e professionisti, difficili da riconoscere di primo acchito, ma come gli assassini che commettono errori, sono quasi sempre individuabili dal primo “la” con cui danno il via all’orchestra dei cretini.

Proviamoci, cerchiamo di mettere in dubbio il messaggio dei cretini, senza i “copia incolla” o le cieche acquisizioni di opinioni, ma attraverso l’esercizio delle nostre facoltà intellettuali, dello studio e della necessaria critica costruttiva, cui i cretini sono refrattari.

Non sfruttiamo la cretineria per avvantaggiarci, ma esercitiamo le nostre capacità originarie su cui è possibile coltivare l’autonomia per riconoscere e bandire questa cretineria dominante. 

Fabrizio De André ha elencato quasi tutti i cretini del suo tempo, nelle sue canzoni, nelle sue poesie, e forse anche grazie a lui abbiamo imparato a orecchiare la musica con cui metterli a nudo.

In fin dei conti nel nostro Paese sono una minoranza, come nel resto del mondo, con disuguale concentrazione è vero,  ma sono sempre lì, sono gli stessi, i cretini, che danno il microfono o puntano i fari su altri cretini in un continuo accreditarsi.

Forse l’educazione, il lavoro, la conoscenza e soprattutto l’umiltà, possono costituire i vaccini contro questa cretineria dal Dna mutante, ma come sappiamo questi sono aspetti del tutto marginali in una società in cui la cretineria è dominante.

E’ però utile tenere a mente quali possono esser gli strumenti, per sovvertire il dominio di cui siamo parte, non fosse altro che, più che non voler morire da cretini, non vogliamo vivere da cretini.

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