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Green Pass, Viminale: Gli esercenti controllino i documenti… Altrimenti? Boh!

by Romano Franco

“Il rispetto delle regole è importante” ha detto la ministra Luciana Lamorgese, che a Torino risponde alle incessanti proteste dei cittadini contrari al Green Pass.

Ci saranno “controlli a campione nei locali insieme alla polizia amministrativa”, minaccia la Lamorgese. Però ha ribadito che i titolari che dovranno provvedere a controllare il Green Pass, tipo controllore del treno, “non potranno chiedere la carta d’identità ai clienti”.

“Non si può pensare – ha spiegato – che l’attività di controllo venga svolta dalle forze di polizia. Significherebbe distoglierle dal loro compito prioritario che è garantire la sicurezza”.

Della serie armiamoci e partite. Il Viminale, non contento di aver ridotto le entrate dei locali penalizzati grazie al pass sanitario, sta chiedendo anche di organizzarsi e mettere una persona che faccia controlli a tappeto per quanto riguarda la loro clientela “Green”.

Ma dopo tanti mal di testa e rompicapo, ecco il dietrofront del Ministero dell’Interno che, con una circolare, fa sapere ai prefetti che i ristoratori non dovranno chiedere i documenti di identità ai clienti per verificare la validità del certificato verde. Ma possono farlo “nei casi di abuso o di elusione delle norme”, come ad esempio in caso di “manifesta incongruenza” della certificazione verde con i dati anagrafici in essa contenuti.

“La verifica dell’identità della persona in possesso della certificazione verde ha natura discrezionale ed è rivolta a garantire il legittimo possesso della certificazione medesima. Tale verifica si renderà comunque necessaria nei casi di abuso o elusione delle norme. Come ad esempio quando appaia manifesta l’incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella certificazione”. Specifica così il Viminale che continua ad essere poco chiaro con i gestori poiché, prima dice che non si dovranno chiedere i documenti, ma, in alcuni casi, si dice nella circolare, è necessario; anche se la “discrezionalità” del controllo dell’identità non specifica quali siano le responsabilità di un esercente nel caso in cui una persona entri nel suo locale e, nonostante ci sia evidente incongruenza con i dati anagrafici, non venga sottoposta ad una verifica del documento. Inoltre, quale trasgressore farebbe vedere un documento dopo essere stato colto in flagrante? E’ ovvio che mentirà spudoratamente dicendo di averlo lasciato a casa.

La circolare del Viminale dice che “Nelle suindicate fattispecie l’avventore è tenuto all’esibizione del documento di identità”. E’ “un vero e proprio obbligo” se si vuole accedere “alle attività per le quali essa è prescritta”, come se il controllore “gestore” fosse intransigente nei confronti del proprio cliente come una guardia svizzera. “L’obbligo – aggiunge la circolare – incombe alla categoria di determinati soggetti che sono indicati nel comma 2 dell’articolo 13 del Dpcm del 17 giugno scorso sulle certificazioni verdi. In particolare, sono deputati alla verifica: a) i pubblici ufficiali nell’esercizio delle relative funzioni; b) il personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, iscritto nell’elenco di cui all’art. 3, comma 8, della legge 15 luglio 2009, n. 94; c) i soggetti titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi per l’accesso ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati; d) il proprietario o il legittimo detentore di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attività per partecipare ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde Covid-19, nonché i loro delegati. C’è l’assoluta necessità che venga posta la massima attenzione nelle attività di verifica e controllo circa l’impiego effettivo delle certificazioni verdi, anche con specifico riferimento alle aree maggiormente interessate dalla presenza di attività sottoposte a verifica, facendone oggetto di apposita programmazione in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica nonché nelle pianificazioni di carattere operativo a cura dei signori questori”.

”Il ricorso alle certificazioni verdi – ricorda il Viminale – corrisponde all’esigenza di consentire l’accesso in sicurezza alle diverse attività per cui sono previste rappresentando pertanto uno strumento di salvaguardia e di tutela della salute pubblica per scongiurare condizioni epidemiologiche che dovessero imporre il ripristino di misure restrittive a fini di contenimento del contagio”.

Insomma una vera e propria risoluzione “no sense” da parte del Ministero che, come al solito, guarda alla parte teorica ma se ne frega altamente della pratica. Con questo metodo si sta cercando di mettere gli esercenti contro la propria clientela purtroppo.

I ristoranti e, soprattutto, i bar hanno una clientela ristretta e il loro rapporto con i clienti, molto spesso, è basato sulla fiducia. Come si può chiedere ai gestori di diffidare della propria clientela e di fare il “carabiniere” con i propri clienti?

Si facciano dei controlli random sui clienti, con agenti in borghese, e chi viene colto sprovvisto del pass sanitario e ha eluso le regole deve essere penalizzato con sanzioni pesanti, anche se questa regola non vale per chi è nullatenente ed evade purtroppo. Ma basta far pesare responsabilità e decisioni capestro nei confronti dei ristoratori o degli esercenti delle attività penalizzate dal coronavirus. Hanno già pagato abbastanza.

Non è mica colpa loro se lo Stato si è limitato a mettere il Pass Sanitario perché non si vuole assumere la responsabilità di rendere il vaccino obbligatorio. Questa decisione rappresenta una politica poco coraggiosa che scarica la responsabilità sui cittadini bravi e onesti che, in virtù della propria onestà, tendono a seguire le regole.

Servono soluzioni basate sulla vita pratica e che servano realmente a contrastare la diffusione. Le soluzioni a vista che mettono in difficoltà i cittadini da una parte e dall’altra creano solo disagi e più confusione ad una situazione già di per sé incresciosa.

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