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Giustizia per il piccolo Tommy

by Nicola Comparato

Ore 21 del 2 marzo del 2006, a Casalbaroncolo in provincia di Parma. In casa della famiglia Onofri tutti i componenti sono seduti a tavola per la cena, quando due sconosciuti fanno irruzione facendo saltare il contatore della luce. I 2 malviventi per prima cosa immobilizzano il padre Paolo, poi la moglie Paola e infine il figlio primogenito Sebastiano di 8 anni.
Ma non è tutto. Il piccolo Tommaso, di soli 17 mesi, viene rapito dal suo seggiolone. Poco dopo Paolo Onofri riesce a liberarsi e ad avvisare le forze dell’ordine, ma dei rapitori più nessuna traccia. Il volto del piccolo Tommy compare nei giorni seguenti su tutte le televisioni e su tutti i giornali nazionali, tanta la solidarietà delle persone alla famiglia, e mentre la Procura della Repubblica comincia a interessarsi e a sentire i muratori che avevano svolto alcuni lavori in casa Onofri, vengono chiesti tre giorni di silenzio stampa dalla magistratura.
Pochi giorni dopo, in via Jacchia, a Parma, viene ispezionato il magazzino di Paolo Onofri. Gli investigatori all’ interno trovano e prelevano un computer, con dei file contenenti materiale pedopornografico. Onofri patteggia 6 mesi, viene iscritto nel registro degli indagati ma alla fine verrà prosciolto da ogni accusa.
Mentre proseguono le ricerche del piccolo Tommy, arriva la notizia da parte della sensitiva Rita Busi di cercare il corpo del bambino nel pressi di Pontremoli, nel fiume Magra. Le ricerche dei sommozzatori dei vigili del fuoco di Livorno si riveleranno vane e per la sensitiva scatteranno le indagini per aver dichiarato il falso.
A casa Onofri, il 26 marzo, comparirà la scritta, poi cancellata, “Ne hai abbastanza?”, che viene interpretata come un messaggio scritto dai rapitori del piccolo. Ma le indagini proseguono e dopo il ritrovamento di una impronta digitale sul nastro adesivo utilizzato per immobilizzare la famiglia Onofri la sera del rapimento, le attenzioni si concentrano sul muratore siciliano pluripregiudicato Mario Alessi, che in precedenza aveva svolto dei lavori in casa Onofri.
Alessi, il primo aprile, dopo ore di interrogatorio, confesserà il crimine facendo anche i nomi dei suoi complici: la sua compagna Antonella Conserva e l’uomo a cui appartiene l’impronta digitale, Salvatore Raimondi. La sera successiva Alessi conduce i vigili del fuoco e gli investigatori sulle rive del torrente Enza a San Prospero Parmense, il luogo dove era occultato il corpo del piccolo Tommy. In seguito Alessi dichiarerà di aver ucciso il bambino dopo venti minuti dal rapimento perché infastidito dal suo pianto, colpendolo con un colpo di pala sul volto. La sentenza al processo sarà di condanna all’ergastolo per Mario Alessi, 20 anni per Salvatore Raimondi e 24 anni per Antonella Conserva.
Paolo Onofri, il padre del piccolo Tommy, morirà il 15 gennaio 2014 per le conseguenze di un infarto avuto precedentemente. Un fatto sconvolgente arriva nel 2017, quando viene resa nota la richiesta di un permesso premio per Mario Alessi, a cui si aggiunge la più recente notizia del 22 gennaio 2020 di un assurdo permesso premio concesso alla sua compagna Antonella Conserva, complice nel rapimento del piccolo Tommaso, detenuta a Bollate dopo il trasferimento dal carcere di Verona. Un duro colpo per Paola, la madre del piccolo Tommy, che dichiarerà: “Sono sconvolta e schifata, ho persino intasato Facebook e l’Italia è con me!”.

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