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Giuseppe Di Vittorio pane e libertà

by Rosario Sorace

In questi giorni è stato trasmesso nuovamente in televisione “Pane e libertà. Giuseppe Di Vittorio”, dedicato a questo grande sindacalista, prima socialista e poi comunista, segretario della Cgil, che ha creduto anche in solitudine all’unità sindacale delle classi lavoratrici. Riuscì in una prima fase a realizzare questo grande progetto con il povero Bruno Buozzi, socialista, ucciso dai nazisti alle fosse ardeatine e Achille Grandi, cattolico.

Giuseppe di Vittorio

Ricoprì il ruolo di segretario generale della Cgil sino alla sua morte nel 1957. È stato parlamentare prima del fascismo e nel dopoguerra. Un film straordinario con un’interpretazione magistrale ed efficace di Favino, in cui sono state rappresentate le lotte di Di Vittorio, nella sua realtà di Cerignola, che rimase sempre a fianco dei braccianti per ottenere il riscatto dalle loro misere condizioni di vita, per ottenere i diritti calpestati dall’arroganza degli agrari, che si alllearono prima con la destra liberale, poi con il fascismo e infine con i governi centristi nel dopoguerra.

Il filo rosso è stato sempre la repressione violenta delle istanze contadine, in cui emerge il volto truce del potere che tiene le classi dei lavoratori senza diritti. Di Vittorio da giovane subì il carcere e nel periodo fascista dopo l’omicidio di Matteotti difese con le armi la Camera del Lavoro di Cerignola, entrò in clandestinità e dovette andare in esilio in Francia, Nonostante la sua adesione al Pci e la sua vicinanza a Palmiro Togliatti non fu mai ortodosso alla Terza Internazionale egemonizzata da Stalin che definì i socialisti democratici social fascisti.

Il dissenso era a volte marcato, evidente, altre volte silente e sofferto. Di Vittorio maturò una sua dimensione politica che ne hanno fatto una figura originale e autonoma nel campo comunista e dovette l’ostracismo del Pci per la dura condanna sull’intervento sovietico in Ungheria del 1956. Peppino Di Vittorio, possedeva una personalità carismatica ed era uno straordinario oratore, capace di suscitare entusiasmi, passioni ed emozioni tra le classi lavoratrici. Senza consapevolezza del passato non si può costruire il futuro, e questo vale a maggior ragione in un’epoca in cui questo sindacalista di Cerignola si è battuto come un leone contro il fascismo, contro la povertà e contro gli agrari. La sua importanza è il rilievo che assunse di misura anche dalla carica di Presidente delle Federazioni Sindacali Mondiali.

Di Vittorio ebbe sempre chiaro che il meridionalismo e il lavoro sono profondamente legati per la crescita del Paese e il suo ruolo di parlamentare si pose questo obiettivo. Una vita leggendaria quella vissuta da Di Vittorio, a cui i compagni, gli amici e gli avversari riconobbero unanimi un grande buonsenso ed una ricca umanità, che seppe farsi capire, grazie al suo linguaggio semplice ed efficace, sia dalla classe operaia, in rapido sviluppo nelle città, sia dai contadini ancora fermi ai margini della vita economica, sociale e culturale del Paese.

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