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Futuro europeo: Tutti a lavoro! Servono nuove vie migratorie legali

by Freelance

Di Ginevra Lestingi

Come rendere la migrazione un’esperienza di successo? E’ questa la domanda che da tempo si pongono in Europa e la maggior parte di coloro che partecipano al dibattito odierno sono essi stessi migranti.

La migrazione può e deve essere una storia di successo! E come si fa per renderlo un successo, basta avere il quadro giusto ed assicurare che il processo migratorio funzioni sia per le persone che lo intraprendono, sia per i paesi di invio e di accoglienza. Questo è ciò di cui si occupa la politica sulla migrazione legale. La stragrande maggioranza dei migranti arriva in Europa legalmente.

Nel 2019 gli Stati membri hanno rilasciato più di 3 milioni di primi permessi di soggiorno a paesi terzi, di cui oltre 1 milione per motivi di lavoro.

Con la crisi del COVID-19, il contributo dei migranti alle economie, ai mercati del lavoro e ai servizi pubblici europei è diventato ancora più evidente.

Molti di loro hanno contribuito in modo determinante a rendere possibile a tutti noi di superare la crisi e di rispondere alle esigenze economiche e sociali, in particolare nei settori sanitario, alimentare e agricolo.

Ad esempio, nell’UE, il 25% dei lavoratori nei settori della cura della persona e della preparazione dei cibi non è nato nell’UE. Come tutti sappiamo, la migrazione legale è una competenza condivisa tra l’Unione europea e i suoi Stati membri anche se ci sono stati, come l’Italia, che la subiscono più di altri. È competenza nazionale degli Stati membri decidere il numero di lavoratori da ammettere nel proprio mercato del lavoro.

Ma a livello dell’UE, possiamo sostenerlo sviluppando norme armonizzate sull’ammissione e sui diritti dei lavoratori di paesi terzi, e come sapete lo abbiamo già fatto per i lavoratori altamente qualificati (attraverso la direttiva Carta blu), i lavoratori stagionali e -corporate cessionari.

La migrazione legale è una componente essenziale del Patto sulla migrazione e l’asilo. E fa parte della dimensione esterna globale della migrazione, consentendo lo sviluppo di partenariati migratori su misura e reciprocamente vantaggiosi con i principali paesi di origine e di transito.

I prossimi passi sulla politica europea devono essere in materia di migrazione legale e dovranno anche tenere conto dell’impatto della crisi COVID-19.

A breve termine, le restrizioni ai viaggi imposte da tutti i paesi dell’UE a seguito dell’epidemia di COVID-19 hanno comportato una chiusura temporanea della maggior parte dei canali di migrazione per lavoro e sono state influenzate anche la capacità amministrativa delle autorità nazionali di migrazione e consolari.

L’UE ha anche registrato tassi di disoccupazione più elevati e una minore domanda di lavoro nei settori più colpiti dalla pandemia.

Ora che il processo di vaccinazione è sulla buona strada e stiamo lavorando per una ripresa dell’economia, dobbiamo pensare in modo strategico al contributo che la migrazione per lavoro può dare a questo processo.

Sappiamo tutti che l’Europa è un continente che invecchia. Sappiamo che in molti settori economici e regioni esistono carenze strutturali di manodopera che non possono essere colmate dalla forza lavoro nazionale o dalla mobilità all’interno dell’UE. Sappiamo anche che le trasformazioni digitali e verdi in corso richiedono nuove competenze, innovazione e una forza lavoro specializzata. È qui che i lavoratori migranti possono svolgere un ruolo importante.

Tuttavia, solo un migrante su quattro che risiede nell’OCSE sceglie una destinazione nell’UE, mentre quasi due su tre preferiscono stabilirsi in Nord America o Oceania.

L’UE sta attualmente perdendo la corsa globale per attrarre competenze e talenti necessari per la nostra competitività. Ecco perché è così cruciale avere regole riviste sui lavoratori altamente qualificati. Oltre che imporre un salario minimo europeo e una tassazione che tuteli l’impresa italiana alla stessa maniera dell’impresa olandese, ad esempio, bisogna prevedere riforme che mantengano invariata, il più possibile, la condizione del lavoratore in qualsiasi stato europeo.

Il nuovo programma, denominato Carta blu, introdurrà regole efficienti per attrarre lavoratori altamente qualificati nell’UE, comprese condizioni di ammissione più flessibili, diritti rafforzati e la possibilità di spostarsi e lavorare più facilmente tra gli Stati membri dell’UE. Ed è il primo vero piccolo passo dell’Ue per riuscire a raggiungere lo scopo comune.

L’adozione della direttiva sulla Carta blu è un obiettivo centrale del Nuovo Patto e questo accordo invia un segnale forte sulla capacità collettiva di concordare file di migrazione chiave e dotarci di un sistema di migrazione a prova di futuro.

Ma ovviamente, la migrazione legale non riguarda solo i lavoratori altamente qualificati. Ci sono anche lavoratori migranti nei settori a bassa e media qualificazione perché le nostre economie dipendono da una gamma completa di catene professionali in cui tutti i tipi di competenze devono completarsi a vicenda.

L’obiettivo è affrontare le principali carenze dell’attuale legislazione sulla migrazione legale, come dimostrato dalla valutazione globale nel 2019, dal controllo dell’adeguatezza sulla migrazione legale e dalla consultazione pubblica condotta di recente.

In primo luogo, si propone una revisione della direttiva sui soggiornanti di lungo periodo per migliorare i diritti e la mobilità all’interno dell’UE di quei migranti che sono già ben integrati nelle nostre società.

Infine, tra le proposte, vi è una piattaforma a livello di UE per il reclutamento internazionale che aiuterebbe ad abbinare le competenze dei lavoratori migranti con le esigenze dei datori di lavoro dell’UE. I datori di lavoro dell’UE spesso non prendono in considerazione l’utilizzo del reclutamento internazionale per soddisfare le esigenze di competenze.

L’abbinamento internazionale, l’immigrazione lunga e le procedure di test di mercato sono un ostacolo. C’è una mancanza di trasparenza ed è costoso, soprattutto per le PMI. E’ questo il vero ostacolo da superare.

Si tratta di un settore delicato come si è visto con i lunghi e difficili negoziati sulla direttiva Carta blu UE.

Oltre alle modifiche legislative, ci sono altre cose che possono essere fatte per promuovere percorsi legali verso l’UE. Ho già accennato al “Talent Pool”.

Un’altra importante iniziativa è lo sviluppo di Talent Partnerships con i paesi partner. L’obiettivo è fornire un quadro per mobilitare gli strumenti dell’UE e degli Stati membri per la cooperazione con i paesi partner in materia di migrazione legale e mobilità, basandosi su ciò che abbiamo già sviluppato negli ultimi anni, ad esempio i progetti pilota sulla migrazione legale.

Ma per tutto ciò, è impensabile realizzare tale progetto senza l’ausilio e la coordinazione con gli Stati, cosiddetti, di partenza o di invio. Se non si risolvono le questioni interne di quegli stati, eliminando caos e instabilità politica, è impossibile organizzare un canale sicuro. E’ necessario attuare un’organizzazione internazionale che preveda un controllo più esaustivo, un’organizzazione più dettagliata e dei flussi che non creino disequilibri sociali all’interno delle società. Niente è impossibile. Basta solo cominciare! Avanti, a lavoro!

 

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