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Fine dell’equivoco

by Bobo Craxi

Come nel Gioco dell’oca anche il populismo italiano conosce la sua parabola finale in un Tribunale della Repubblica. Aldilà dell’esito della disputa statutaria sul controllo del movimento cinque stelle quello che è chiaro ed evidente é che il non-partito, l’esperienza suggestiva dell'”uno vale uno” si è schiantata dinnanzi alla più classica tra le lotte di potere dissimulata da una presunta dialettica politica.

Il Movimento Cinquestelle in questi anni é cresciuto nella consapevolezza e nella responsabilità, la prova di governo e la maggioranza parlamentare ne ha plasmato la nuova piattaforma.

Essa non corrisponde più tuttavia alla propria base elettorale che ha sostenuto il populismo di Grillo sovente per ragioni diverse ed opposte.

Chi ha sospinto i cinquestelle per dare un segnale eloquente ai partiti che si sono alternati al governo per venticinque anni, chi ha scaricato la propria indignazione generica verso la politica, chi protestava per la condizione economica e sociale, chi ricercava nella forma del non-partito burocratico e nella democrazia deliberativa una via d’uscita alla crisi della politica ideologica.

Alla fine tutto é ritornato nelle mani del fondatore elevato, rimasto orfano del suo guru telematico, alle prese con la tragedia processuale del figliolo ed oggi costretto a dirimere le divisioni apparse più che vistose in occasione della elezione del Presidente della Repubblica.

Incurante del ridicolo annunciava alla Nazione l’elezione frutto di uno scellerato patto a quattro (lega-5s-Fdi-PD) del capo dei servizi segreti al quirinale con un trionfante tweet: “benvenuta signora Italia!”.

Il Populismo Italiano é fallito ma non ha esaurito il suo corso; il tentativo per certi versi nobile di riportarlo dentro un alveo istituzionale ha esaurito la sua spinta propulsiva, il “campo largo”, la beatificazione del giovane Di Maio assurto a novello Chamberlain, le giovani sindache di Roma e Torino portate in palmo di mano come l’espressione della società civile sana opposta alla barbarie della politica politicienne si è scontrata con la dura realtà dei fatti.

In teoria per i partiti di vecchio conio esiste una prateria elettorale dove scorrazzare, i dati e gli elementi a disposizione ci dicono che quel voto ai cinquestelle oggi rafforza a diserzione dalle urne così come hanno disertato i centri vaccinali in un atto di disubbidienza civile irresponsabile, esaltato e celebrato.

Resta per la sinistra che aveva nuovamente battezzato questa espressione malata dell’elettorato italiano nuovamente come una presunta “costola” del movimento socialista ed operaio il compito di dotarsi di una politica che si rivolga con maturità a questi miasmi dell’anti-politica valorizzandone le scelte migliori che pure sono state compiute dai cinque stelle nel tentativo di evolvere dalla protesta alla capacità di essere forza di governo.

L’Europa al posto del No-Euro, la responsabilità e non l’arrendevolezza ai no-vax e ai gilet colorati.

La responsabilità civile della giustizia e non il giustizialismo a buon mercato, un sistema politico efficiente e non la messa in stato di accusa delle cariche dello Stato e la decapitazione del Parlamento e la cancellazione delle pensioni per i parlamentari.

Le “cinque stelle” hanno esaurito la propria funzione storica, il sistema politico deve e può dare delle risposte alternative. La Sinistra democratica in testa deve prendere atto che non può farsi travolgere dalla loro crisi, non si deve maramaldeggiare su di loro, ma neanche lanciare ciambelle di salvataggio, é stato un equivoco, é finita la corsa. Seppelliti dalle proprie indebite risate.

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