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Figli di un virus minore

by Freelance

Di Maria Sole Sanasi d’Arpe

Se il virus Covid-19 ci ricorda che noi esuli figli di Eva siamo tutti uguali, che la nostra personale prospettiva mai debba proporsi quale individualista concezione bensì weltanschauung (o visione collettiva) e contro un unico grande nemico, ma soprattutto che il moto propulsore dell’azione di ciascuno debba divenire collante costituente della volontà universale – ecco che, incredibile dictu, qualcosa per qualcuno di noi sembra non tornare.

Non torna per Luca Franzese, autore del filmato ormai virale sul web che lo ritrae con la sorella Teresa: la napoletana quarantasettenne deceduta proprio lì, sotto gli occhi di Luca nel suo letto sabato scorso. Teresa è morta prima di conoscere l’esito del test del tampone, per l’impiego del quale nemmeno le gravissime condizioni: la presenza di tutta la ben nota sintomatologia e una già precedente patologia sembravano sufficienti a determinare la necessità.

Dopo molte insistenze infatti – come dichiarato dallo stesso Luca – l’uomo è riuscito ad ottenere il test del tampone per sé e per Teresa, che non ne conoscerà mai il risultato e che, come denuncia suo fratello, aspetta ancora una tomba in quella che pare una surreale condizione di assoluto abbandono da parte delle istituzioni. E qualcosa non torna neppure per Arianna Burloni di Desio, che con 40.5 di febbre, un padre ed un fratello in terapia intensiva, non ottiene tutt’ora che le venga fatto il test. Non torna per i numerosi senzatetto che neanche si permettono di farne richiesta; non solo di un test ma neppure della minima tutela che fornirebbe loro una mascherina: indispensabile per chi come un clochard si muove per definizione e fa dunque da veicolo per il virus, rappresentando conseguentemente un ancor più serio pericolo per se stesso e per gli altri.

Ecco, in uno stato di cose così nuovo – e che nuovo lo è per tutti, senza distinzioni campanilistiche o di sorta – forse dovremmo, con amarezza e con l’autentica passività di una condizione cui principalmente il tempo può accarezzare gli argini, soltanto tacere.

Sì, ma perché allora tacere ed ‘abbozzare’ quando ad alcuni asintomatici il tampone è stato fatto? Perché se come nel rispetto della verità ci è stato detto, non possediamo i mezzi per affrontare una krisis (nel suo etimo di fase decisiva ) di tale portata, e giustamente tratteniamo le nostre ‘forze’ per chi presenta tutti i sintomi del virus – chi ne denunciava di lievi ha ottenuto questo triste privilegio?

Se i mezzi non ci sono per chi è a un passo dalla fine, dovrebbero mancare ugualmente per chi ha un po’ di congiuntivite. Eppure noi tutti vorremmo davvero che chiunque potesse sottoporsi al test: dall’anziano più vulnerabile al più forte dei ragazzi che continua ad uscire e con un colpo di tosse soltanto.

E’ vero: i medici, gli infermieri, i ricercatori sono i nostri indefessi eroi e mai come adesso dobbiamo e vogliamo esser loro grati. Ma se il tampone per Teresa e per Luca si rende tanto prezioso – come in effetti è – dovrebbe esserlo anche per il presentatore della tv, per il politico o per l’amico degli amici di turno. Sì, è pur vero che politici ecc. hanno certamente più occasioni di trovarsi a contatto con molte persone e che altrettante rischierebbero di contagiarne. Com’è anche vero e sacrosanto che la specifica circostanza s’ammanta di una tale serietà nettamente preponderante rispetto alla sterilità di una polemica.

Ma non possiamo permetterci neanche per una frazione di secondo di pensare che una voce che chiede aiuto sia più importante dell’altra. Già, perché questo periodo di angoscia profusa e diffusa, di stallo obbligato, questo isolamento domestico coatto e scelto al contempo da noi stessi per spirito civico ed umano senso di responsabilità verso il prossimo – è utile forse anche per fermarci qualche momento a riflettere che tutti uguali non lo siamo mai stati e non lo saremo mai, neanche un po’…Grazie al cielo! Siamo ​diversi per capacità, per adattamento, per aspetto; ed il valore di ciascuna delle nostre abilità ci caratterizza e ci rende unici. Ed è fondamentale, e non soltanto eticamente giusto, che tutto ciò ci venga riconosciuto. Ma se il valore del nostro lavoro e delle nostre competenze cambia da individuo a individuo, acquistando e conquistando differenti sfumature – quello della nostra vita no, non può cambiare.

La nostra vita, quella di ognuno di noi, ha lo stesso identico valore, che dirime e travalica in un’aura di sostanziale maestà qualsivoglia criterio di ‘superiorità’ o ‘inferiorità’ morale, sociale, fisica. E non possono, non devono esistere figli di un virus minore.

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