Home In evidenza Draghi pronto al countdown sul Recovery Plan. Opposizioni: “Democrazia sospesa!”

Draghi pronto al countdown sul Recovery Plan. Opposizioni: “Democrazia sospesa!”

by Redazione

Il piano sul Recovery Plan è in fase di stallo. Ma a mitigare gli animi e le perplessità ci pensa il premier Draghi con la sua notoria influenza tra i vertici di Bruxelles. Infatti, il premier, con una sola chiamata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, garantisce l’impegno dell’Italia sulla realizzazione delle riforme che accompagneranno il piano: concorrenza, fisco, pubblica amministrazione, giustizia, con il cambio di passo necessario per il rilancio e la crescita del Paese.

Al termine della giornata di oggi, il premier dovrà annunciare il termine della stesura del piano tanto ambito per il recupero e la resilienza dopo la pandemia. Anche se dalla Commissione si fa sapere che servono ancora “rifiniture”, in particolare sui dossier fisco e liberalizzazioni, come l’impegno a presentare una delega sul fisco entro fine luglio.

La bozza del testo, più di 300 pagine approda in serata in CDM con dodici ore di ritardo. Lo slittamento è anche dovuto alla guerra di posizione interna ai partiti di maggioranza. Il Pd, che punta a inserire nel testo del Piano nazionale di ripresa e resilienza un passaggio che preveda una ‘quota’ obbligatoria per donne e giovani, con Nicola Zingaretti che si intesta la battaglia per la proroga al 2023 del Superbonus e non lasciare una misura molto popolare tra cittadini e categorie produttive al M5s. Lo stesso Giuseppe Conte, che per la prima volta interviene su un tema di governo da leader Cinque stelle, definisce il superbonus “essenziale” per la transizione ecologica, mentre i ministri del Movimento chiedono “garanzie nero su bianco”.

Poi c’è Forza Italia che, tramite Mariastella Gelmini, afferma di aver avuto rassicurazioni dal ministro dell’Economia, Daniele Franco che le necessarie risorse per la proroga del superbonus sulle ristrutturazioni edilizie al 2023, che valgono oltre 10 miliardi di euro, saranno inserite con risorse ad hoc nella legge di bilancio. Il punto di caduta sembra trovare tutti concordi.

La Lega rimane sola nell’insistere che venga rivista l’eliminazione di Quota 100 alla sua naturale scadenza a fine anno e prova ad intervenire sulla cabina di regia del piano: non ci può essere un solo ministro ‘politico’ (Roberto Speranza) dicono. Poi ci sarebbero stati malumori riguardo alle riaperture dei centri commerciali e sul fatto che le Regioni non sarebbero state ascoltate abbastanza. Ma prima del via libera definitivo dell’esecutivo, che invierà il documento all’Europa entro la fine di aprile, si attendono le comunicazioni in Parlamento del presidente del Consiglio lunedì e martedì.

Insomma, è un governo che fa acqua da tutte le parti e che viene tenuto insieme solo dai soldi del Recovery Plan e dall’indiscussa autorità di Mario Draghi. Ma se il primo punto dovesse cadere, nessuna autorità potrà colmare gli interessi negati.

Intanto, dall’opposizione Fratelli d’Italia e Sinistra italiana sfruttano il loro momento e puntano il dito sui tempi molto stretti per il dibattito parlamentare: la discussione alla Camera lunedì alle 16, è una presa in giro dice Nicola Fratoianni. Giorgia Meloni parla di “democrazia sospesa” e accusa il governo di mancanza di informazioni: “anche l’indecenza ha un limite. Mancano meno di 48 ore dalle sedute parlamentari e il Recovery plan non è stato ancora nemmeno pubblicato”.

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