Home In evidenza Dopo 108 giorni di prigionia, vengono liberati finalmente i 18 pescatori sequestrati in Libia

Dopo 108 giorni di prigionia, vengono liberati finalmente i 18 pescatori sequestrati in Libia

by Rosario Sorace

Finalmente giunge al termine l’angosciosa vicenda dei pescatori di Mazara del Vallo sequestrati in Libia. Infatti Conte e Di Maio sono andati a Bengasi per il rilascio dei marittimi trattenuti da settembre e hanno incontrato Haftar. Finalmente la situazione si è sbloccata con il rilascio dei pescatori che rientreranno con i loro pescherecci.

I marinai stanno bene e a quanto pare un ruolo essenziale è stato svolto dall’Aise, i servizi segreti per l’estero, presieduti da Caravelli Nei settimane scorse Mattarella aveva telefonato al sindaco Quinci assicurando la vicinanza del Quirinale. Il generale Haftar aveva chiesto uno scambio: il rilascio di quattro calciatori libici in cambio dei pescatori.

Polemicamente il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Raffele Volpi, leghista, ex sottosegretario alla difesa, ha dichiarato con una nota: «Sono veramente contento per la liberazione dei pescatori trattenuti in Libia. Un mio sincero ed affettuoso ringraziamento al Generale Caravelli e al personale dell’Aise per la costante dedizione e il determinante lavoro svolto. Unicamente a loro va la mia sentita gratitudine».

I 18 pescatori di Mazara del Vallo erano tenuti sotto sequestro in Libia dallo scorso settembre e nei giorni scorsi Di Maio, mercoledì, al termine di un incontro a Palazzo Chigi, aveva preannunciato si stava lavorando sulla loro liberazione. Dunque il presidente del consiglio e il ministro degli Esteri hanno avuto un colloquio con il generale Khalifa Haftar.

I pescatori sarebbero stati detenuti in una villa per oltre cento giorni, mentre i due pescherecci sequestrati sarebbero ormeggiati nel porto della capitale della Cirenaica. In tutto si tratta di 18 persone, tra cui 6 italiani, 8 tunisini, 2 indonesiani e 2 senegalesi.

Appare più che evidente che i pescatori siciliani sarebbero finiti al centro di un un’ipotesi di scambio tra il regime Haftar e il governo italiano. Secondo quelle che sono le ricostruzioni più attendibili proprio la marina legata all’esercito del generale Khalifa Haftar che controlla l’area relativa alla zona di Bengasi ha avuto ordine dal comando generale di non rilasciare i pescatori italiani fino a quando 4 calciatori libici imprigionati in Italia non saranno liberati.

Su questi quattro libici pende una condanna a 30 anni per traffico di migranti riguardo la cosiddetta «Strage di Ferragosto», un naufragio che è avvenuto nel 2015 e che ha portato alla morte di 49 migranti. I quattro giovani libici sono stati arrestati in Sicilia e condannati dalla Corte d’assise di Catania e poi dalla Corte d’appello, con l’accusa di avere fatto parte del gruppo di scafisti responsabili del naufragio.

Si chiamano Joma Tarek Laamami, di 24 anni, Abdelkarim Al Hamad di 23 anni, Mohannad Jarkess, di 25 anni, Abd Arahman Abd Al Monsiff di 23 anni. Le accuse dei migranti che facevano parte dell’ imbarcazione, i quattro avrebbero bloccato molti nella stiva. Invece la versione dei quattro era che si erano imbarcati per fuggire dalla Libia, e che i veri trafficanti avevano ridotto loro il prezzo della traversata purché si occupassero di pilotare le barche.

Potrebbe interessarti

Lascia un commento