Home Arte & Cultura Detenuti digitalizzano i documenti relativi alla tragedia di Aldo Moro

Detenuti digitalizzano i documenti relativi alla tragedia di Aldo Moro

by Redazione

Un prezioso lavoro svolto da detenuti nelle carceri per metere ordine sui documenti relativi ad un prigioniero illustre, uno statista che fu nella prigione dei terroristi prima di essere ucciso.

Dopo 42 anni, ora avviene la digitalizzazione della documentazione sulla drammatica vicenda di Aldo Moro ad opera di detenuti del carcere di Rebibbia a Roma, documenti di 550 mila pagine che raccontano il sequestro, l’assassinio del presidente della Dc, le Brigate Rosse e gli anni di piombo, con il dramma di un uomo ridotto in prigionia.

Sono tanti i faldoni che contengono reperti, dibattimenti, interrogatori, missive e fotografie dei cinque procedimenti e dei quattro processi sull’omicidio del leader democristiano.

Infatti, sette detenuti si stanno occupando di questo materiale di carti giudiziarie e con uno scanner rendono immateriali e accessibili queste testimonianze. Si impegnano per salvare dall’incuria del tempo un pezzo tragico di storia d’Italia.

In questi giorni hanno concluso tutte le operazioni relative al primo procedimento istruttorio del primo processo del cosiddetto “Moro uno”. Dopo una sospensione di qualche mese a causa dell’epidemia, il progetto è ricominciato quest’estate e i reclusi, che lavorano rigorosamente in mascherina, operano in un ambiente videosorvegliato nella casa circondariale scansionando le carte che compongono i fascicoli nell’ordine preciso in cui le trovano, coadiuvati dalla costante supervisione di tre archivisti-formatori.

A guidare l’equipe formata da Maria Carmela De Marino, Paolo Musio ed Elvira Grantaliano è il professor Michele Di Sivo che nel 2017 ha avviato, insieme a loro, a Eleonora Lattanzi, Enzo Pio Pignatiello e alla restauratrice Alessandra Terrei, lo studio preparatorio della documentazione.

Dopo il contenuto delle carte è stato inserito nella banca dati dell’Archivio di Stato di Roma e i faldoni sono stati trasportati dalla Corte di Assise di San Basilio a Rebibbia.

I detenuti ‘scelti’ per questa attività, hanno dovuto seguire corsi di formazione ed oggi possono vedere e toccare con mano testimonianze cruciali della storia dell’Italia.

“All’inizio ho posto un’unica condizione nella scelta dei partecipanti: che fossero detenuti non politici – ci dice Di Sivo -. Visto l’argomento mi sembrava necessario. Per loro si sta rivelando un’esperienza forte, sia per i più anziani che ricordano di aver vissuto quel periodo e addirittura cosa stavano facendo quando arrivò la notizia del ritrovamento del corpo, sia per i più giovani che all’inizio nemmeno sapevano chi fosse Aldo Moro. Molti ci hanno detto di essere rimasti colpiti dai volantini e comunicati delle Br. Tutti, alla fine, hanno compreso la portata politica enorme di questa vicenda, mostrando istintivamente solidarietà umana allo statista democristiano”.

Il progetto è promosso dal Ministero della Giustizia e da quello dei Beni Culturali e si è dichiarata molto soddisfatta anche la direttrice del carcere Rosella Santoro: “È una bellissima iniziativa e i detenuti che vi partecipano sono molto bravi”. I tutor che seguono il progetto prima venivano tre volte a settimana, mentre ora vanno a Rebibbia quasi tutti i giorni. Bisogna digitalizzare il “Moro bis”, poi il dibattimento e, quindi, proseguire con gli altri tre processi. I tempi stimati per questo mastodontico lavoro è di due anni ancora.

De Marino che è una libera professionista in questo lavoro davvero positivo e encomiabile ci sta mettendo cervello e cuore. “Per me è un’esperienza di alto spessore professionale e soprattutto umano” dichiara e definisce i sette reclusi con cui sta operando “motivati, pieni di tatto e sensibilità. Si crea un confronto continuo e produttivo. Si dimostrano propositivi, ciascuno secondo le proprie competenze. Dimostrano profonda gratitudine per questa opportunità di riflettere, crescere e impiegare il loro tempo in modo produttivo. Insomma, si è creato un clima di fiducia. Soprattutto tra i più giovani pensano che bisognerebbe onorare il sacrificio di Aldo Moro. Non escludo, considerato l’interesse dimostrato, che un domani alcuni di loro possano intraprendere studi nel settore dei beni culturali e in particolare degli archivi”.

Uno dei risultati di questo lavoro è stata anche la pubblicazione del “Memoriale di Aldo Moro, 1978. Edizione critica” diretto dallo stesso Di Sivo. I detenuti naturalmente gli hanno chiesto di presentarlo in carcere.

“Superata la crisi Covid – assicura lui – manterrò questa promessa”.Quando si parla del difficile recupero dei detenuti non si può che pensare a questa idea che rappresenta un esempio da seguire per fare divenire le carceri luogo di riabilitazione e riscatto”.

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