“Dilettanti allo sbaraglio!” E’ questo che verrebbe da dire sentendo le dichiarazioni di Italia Viva se non ci fosse il sentore che l’ennesimo blocco dei renziani sia motivato dalla solita forte mania di protagonismo. E così, dopo la richiesta di revisione del tanto discusso ddl Zan, ad una decina di giorni dal voto al Senato, i renziani iniziano la loro folkloristica rampicata sugli specchi.
“La legge va fatta, è urgente, ma non le va affidata una finalità pedagogica. Proprio perché deve colpire gli abusi, i crimini, le prevaricazioni, deve essere scritta bene e non dare adito ad alcun dubbio interpretativo. Questo è il compito che dobbiamo affidare alla legge. Punto”. E’ questo il post del capogruppo al senato di Italia Viva Davide Faraone.
“Ho il dubbio – aggiunge – che questo concetto non sia condiviso da alcuni promotori, che in buona fede pensano che al testo si debba affidare invece una finalità propagandistica, ciò che normalmente si affida ad un manifesto, non ad un articolato normativo da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica”.
“Questo intento propagandistico – si legge nel post – oltre che in un testo confuso ed inefficace può sfociare anche in un metodo infantile e regressivo ma poco fattuale che spinga a trovare molta più soddisfazione nel ”battersi fino alla morte”, anche se poi la legge non passa sotto i colpi dei voti segreti in Senato, che nell’approvare la legge stessa. Pensiamo a chi ogni giorno subisce discriminazioni, non a chi deve fare le rivoluzioni “muscoli e like. Il ddl Zan così com’è difficilmente diventerà legge dello stato, se modificato come indicato da Scalfarotto e dallo stesso Zan nel testo presentato alla camera il 4 luglio 2018, sì. Vogliamo allargare i diritti o accontentarci di una bandierina? Io non ho dubbi su cosa fare”, conclude Faraone.
A fare eco al suo adepto scende in campo anche Renzi con le sue dichiarazioni. Il ddl Zan “siamo gli unici a volerlo salvare”. “L’ipocrisia di chi urla sui social, ma sa che al Senato non ci sono i numeri è la vera garanzia dell’affossamento della legge”.
E’ questa la risposta di Renzi al quotidiano “la Repubblica”. Il leader di Italia Viva, non si scompone e, quella che ieri era una legge da rivedere per i suoi contenuti, con un magico “Puff”, oggi, è diventata una revisione per incanalare sempre più voti a favore della stessa.
“Se andiamo sotto su un emendamento a scrutinio segreto – ha aggiunto l’ex premier -, questa legge è morta e ne riparliamo tra anni. Chi vuole una legge trova i numeri, chi vuole affossarla trova un alibi”.
