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DAD a scuola: Polemiche in una scuola di Rimini

by Nicola Comparato

Punizione esemplare, tremenda scorrettezza, grave ingiustizia… Secondo molti la DAD non può essere una punizione adatta per raddrizzare gli “alunni indisciplinati”. Grandi le proteste dei genitori di alcuni studenti dell’ ITTS Da Vinci-Belluzzi di Rimini, dopo la decisione presa dalla dirigente scolastica Sabina Fortunati, di applicare la didattica a distanza in previsione dei consueti festeggiamenti degli studenti dell’ istituto al termine dell’anno scolastico.

Festeggiamenti avvenuti ugualmente, con un giorno di anticipo, quando un gruppo non ben definito di ragazzi delle scuole superiori presenti in quella zona, hanno deciso di manifestare la loro gioia per la fine dell’anno scolastico con trombe, petardi e fumogeni. Il tutto senza provocare danni di alcun tipo a persone o cose.

Ma la reazione della preside non si è fatta attendere, con una telefonata alla caserma dei Carabinieri per “denunciare” i fatti. Immediate anche le proteste dei genitori degli studenti, molti di loro membri di vari comitati, che in una lettera indirizzata alla preside hanno dichiarato:

<<Siamo un gruppo di comitati “Per la scuola in presenza-Ragazzi a scuola” di Rimini aderente a “Rete nazionale scuola in presenza”. Apprendiamo che nella giornata di ieri (3 giugno) è stata emanata una circolare (n. 244) a Sua firma in cui si dispone la sospensione delle attività didattiche in presenza e l’attivazione della DAD al 100% per tutti gli alunni per il giorno sabato 5 giugno. A giustificazione del provvedimento emanato vengono richiamati motivi organizzativi e ragioni di sicurezza. Vero è che il testo del Decreto Legge entrato in vigore il 26 aprile ha introdotto forme troppo flessibili nell’organizzazione della didattica, nella auspicata finalità che nella zona rossa, sia garantita l’attività didattica in presenza ad almeno il 50 per cento e fino a un massimo del 75 per cento della popolazione studentesca e, nelle zone gialla e arancione, ad almeno il 70 per cento e fino al 100 per cento della popolazione studentesca. Inoltre tali disposizioni non possono essere derogate dai Presidenti di Regione, ma la deroga è consentita solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica. Ebbene è un dato di fatto che, ad un mese esatto dall’entrata in vigore del DL 52, nella nostra Regione non si sono mai registrati casi eccezionali, straordinari, né di rischio estremamente elevato, come ben documentato dai report redatti e pubblicati dalla Regione stessa che denotano semmai da due mesi in qua, un crollo del 60 per cento dei nuovi casi di contagio della fascia d’età 0-18 anni. Ma non solo: Esprimiamo peraltro dubbi sul fatto che i dirigenti scolastici possano valutare i casi di necessità e decidere sulla chiusura della scuola in presenza e sul ripristino della Dad. Riteniamo che sia oltretutto un ennesimo atto dannoso nei confronti dei ragazzi che chiuderanno in questo modo deprimente un anno già di per sé così difficile. Resterà poi la grande incognita di settembre e le premesse non paiono essere le migliori>>.

Questa la lettera dei genitori dei ragazzi, padri e madri che si sono sentiti attaccati, chiamati in causa e offesi, su stampa e social, non dalla didattica a distanza o dalla decisione della dirigente in sé, ma da una situazione che fa passare tutti i genitori inadatti a svolgere tale ruolo, e i loro figli come tanti maleducati.

A dirla tutta la questione non è chi ha torto o ragione, chi ha sbagliato oppure no, il fatto è che le parole hanno un peso e non si può mettere in pericolo l’immagine e la memoria storica di un istituto che da sempre è un bacino di talenti a cui attingere nuova linfa per l’imprenditoria locale e infangare il lustro che tanti studenti donano con il loro talento all’ITTS Belluzzi-Da Vinci.

Ma la rabbia e le proteste dei genitori non si fermano qui. I loro sentimenti proseguono in una lunga lettera giunta in esclusiva alla nostra redazione, che di seguito pubblichiamo, dove si evince tutto il disagio di una situazione che i ragazzi sono costretti a portare sulle loro spalle e di conseguenza anche le loro famiglie:

“Egregio Direttore, “Le parole sono pietre” annuncia il titolo di un romanzo di Carlo Levi e in effetti, nell’ambito dell’informazione, a volte leggere in alcuni articoli parole che potrebbero ledere la dignità degli studenti e delle loro famiglie e il buon nome di un Istituto storico fa davvero male, tanto da risultare gravi come macigni. Noi, studenti e genitori dell’ITTS Belluzzi Da Vinci, dopo aver atteso invano una rettifica da parte della nostra DS Sabina Fortunati in merito alle sue dichiarazioni a mezzo stampa, abbiamo deciso di far sentire la nostra voce attraverso queste parole che affidiamo alla stampa per due motivi: il primo perché siamo convinti che solo leggendo il punto di vista di tutti gli attori coinvolti nella vicenda raccontata si possano fornire tutti gli elementi per una valutazione oggettiva dei fatti; il secondo perché, nell’era digitale in cui viviamo, comunicare è diventato sempre più semplice e veloce ed una notizia pubblicata sui giornali, sul web o con un post su un social network, porta spesso a commenti inappropriati che, in poco tempo, sono in grado di raggiungere facilmente un numero imprecisato di persone con enorme effetto di “cassa di risonanza” delle informazioni pubblicate, spesso a prescindere dalla loro effettiva veridicità e che può risultare alquanto pericoloso ogni qualvolta l’oggetto del messaggio diffuso abbia carattere denigratorio ed infamante nei confronti dei suoi destinatari: noi studenti e famiglie dell’ITTS Belluzzi-Da Vinci ed il nostro Istituto. Vorremmo sottolineare che l’episodio descritto in maniera becera nell’articolo non è frutto della circolare d’istituto n. 244 di giovedì 3 giugno u.s. con la quale si avvisavano studenti e famiglie dell’attivazione della DAD al 100% per l’ultimo giorno di scuola; una scelta motivata per evitare assembramenti e potenziali rischi derivanti dall’impossibilità di garantire la vigilanza nei due istituti, un problema comune di tutti i giorni data la carenza di personale da destinare al controllo come previsto dalle norme anti-Covid. I fatti che si sono svolti venerdì 04 giugno u.s. sono semplici e chiari: al termine delle lezioni, gli studenti di tutte le scuole superiori presenti in zona al termine delle lezioni hanno lasciato i rispettivi edifici scolastici per ritornare presso le proprie abitazioni: qualcuno a piedi ha raggiunto le fermate degli autobus, qualcun altro invece si è allontanato sul proprio scooter e, nelle vie antistanti a quegli stessi edifici, qualche studente si è lasciato andare a qualche festeggiamento come sempre è avvenuto l’ultimo giorno di scuola anche negli anni precedenti al lock-down. Le forze dell’ordine, intervenute dietro segnalazione, non hanno rilevato nessuna criticità e/o irregolarità, nessun danno a persone e/o cose, nessuno studente maggiorenne o minorenne è stato da loro fermato o è stato oggetto di denuncia, nessuna famiglia è stata contattata dalle forze dell’ordine. Pur non essendo emerso nessun motivo valido d’accusa, emergono però, nell’articolo del “Chiamamicittà” del 04 giugno u.s., le dichiarazioni lesive rilasciate dalla DS: “Finora abbiamo portato avanti le lezioni al 70% ma per l’ultimo giorno abbiamo fatto questa scelta per via della maleducazione dei ragazzi che anche nella giornata di oggi hanno festeggiato con petardi e sgommate in motorino per strada”. Parole come pietre! Quindi ciò che la DS ha dichiarato nell’intervista è l’opposto, come motivazione, di quanto scritto nella circolare n.244 e per questo è così offensivo! Il problema è che la DS ha generalizzato facendo passare tutti i ragazzi dell’Istituto per maleducati. Ha puntato il dito contro le loro famiglie incapaci di educare al senso civico i propri figli. Quello che a noi sta a cuore e che vogliamo far comprendere è che, per pochi adolescenti che hanno festeggiato (e che frequentano anche istituti confinanti), non può una DS rilasciare un’intervista pubblica facendo passare il messaggio che i ragazzi sono dei maleducati e dei teppisti e le loro famiglie poco attente all’educazione dei figli.
Ci stupiamo nell’apprendere da un’intervista pubblica della leggerezza di simili affermazioni da parte della DS perché con queste dichiarazioni si è leso anche l’immagine di un istituto storico che prepara gli studenti al mondo del lavoro, mettendo in difficoltà il loro futuro. Dopo queste esternazioni, come può il mondo dell’imprenditoria locale rivolgersi ad un Istituto di memoria storica per acquisire nuove figure professionali da inserire in azienda o accoglierli per stages formativi se esso è frequentato da ragazzi maleducati e teppisti? La DS ha rilasciato dichiarazioni senza verificare l’identità di un gruppetto di ragazzi attribuendoli di appartenenza all’Istituto e con le sue dichiarazioni ne ha infangato il buon nome. Per questo è necessario essere saggi prima di esternare simili affermazioni, perché le parole una volta sfuggite dalla bocca o dalla penna restano vive e raggiungono la sfera emozionale degli altri, condizionando quell’intimo io che è dentro ciascuno e spesso arreca danni. Una sola parola può essere determinante, una sola parola può emozionare, commuovere ma anche calunniare, deludere, impaurire… le parole hanno una potenza che riescono a condizionare addirittura la vita degli individui e l’effetto delle parole nelle informazioni ha carattere d’onda d’urto sull’opinione pubblica soprattutto quando vengono buttate come pietre per far pensare ad un pericolo sociale. E’ per questo che noi studenti e genitori dell’ ITTS Belluzzi Da Vinci abbiamo deciso di far sentire la nostra voce. Non meritavamo le parole infamanti e dispregiative della DS né quelle che ci sono state rivolte da varie persone nei commenti su un social! E’ per questo che attraverso queste nostre parole, pietre edificanti di persone che sanno di far parte di una comunità educante insieme alla scuola, alla parrocchia, alle associazioni sportive e di volontariato, di una comunità che annovera al suo interno persone con una coscienza etica e civile, che non hanno nessun problema con la scelta della DAD per l’ultimo giorno di scuola per motivi di sicurezza, che sono state messe alla gogna a livello mediatico dalle parole della DS, ci chiediamo: meritavano questo gli studenti e le loro famiglie dopo aver affrontato il secondo anno scolastico in pandemia?”.

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