Home In evidenza Da Qatargate ad Arabiagate il percorso potrebbe essere breve. Chi ci assicura che Renzi non faccia lo stesso?

Da Qatargate ad Arabiagate il percorso potrebbe essere breve. Chi ci assicura che Renzi non faccia lo stesso?

by Romano Franco

L’inchiesta Qatargate ha occupato di diritto le prime pagine di tutti i giornali d’Europa.

Secondo la procura di Bruxelles un Paese del Golfo avrebbe cercato di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo versando a tale scopo somme di denaro ad alcuni deputati ed ex deputati che ricoprono al suo interno posizioni politiche o strategiche di rilievo.

Insomma, secondo la stampa belga, il paese in questione il Qatar ha elargito regalie e soldi ai deputati per avere in cambio chissà quali favori.

Ma nel paese di Pulcinella molti giornali hanno subito iniziato ad inveire e ad elaborare le loro strategiche cacce alle streghe, coprendo di fango e melma coloro che sono stati coinvolti nell’inchiesta, dimenticandosi in maniera evidente il nostro sistema italiano.

Tuttavia nei polveroni alzati dalla stampa italiana non c’è niente di coerente e, soprattutto per i giornali che un tempo difendevano Renzi d’Arabia per i soldi percepiti dal cattivissimo Bin Salman, questa fantomatica caccia alle streghe si trasforma nel solito cabaret di poca importanza.

Sia chiaro, la corruzione nel cuore dell’Europa è una macchia indelebile per chi ha a cuore il progetto europeo ma far credere che le persone coinvolte siano le uniche corrotte a Bruxelles è un impresa impossibile in quel postribolo di politicanti e faccendieri.

Il sistema di tangenti è diventato legale e in Italia i politici possono permettersi di prendere soldi e “regalie” da industrie solo per fare “campagne elettorali”.

Nel bel Paese, addirittura, ai soli senatori è consentito prendere tranquillamente soldi da uno stato straniero senza che essi debbano giustificarsi alla magistratura.

Uno dei maggiori percettori di mazzette legalizzate è proprio colui che tanto si è battuto per eliminare una misura sociale anti povertà che dava fastidio, come il reddito di cittadinanza. Stiamo parlando di Matteo Renzi.

C’è da dire che se Matteo Renzi fosse stato un personaggio politico degli anni ’80, e avesse avuto gli stessi atteggiamenti di oggi, la prigione sarebbe stata la sua casa.

Ma per fortuna per Renzi la persecuzione di Tangentopoli e la demonizzazione dei socialisti ha formato un’opinione pubblica molto più tollerante su temi riguardanti la cosa pubblica.

Oggi, in Europa condannano e si impegnano se un deputato prende soldi dal Qatar in cambio di favori e piaceri ma in Italia, dove ci sono senatori della Repubblica che prendono soldi da dittatori sanguinari per chissà quale consulenza, c’è il divieto di parlare e di indignarsi.

La nostra società è diventata troppo tollerante sulla corruzione tanto da mettere leggi facili da aggirare, così, se qualcuno viene beccato la punizione è lieve. Uno “schiaffetto sulle mani” e la giustificazione è sempre la stessa: Così fan tutti.

Viviamo con la mentalità della finestra rotta, niente si aggiusta e si vive alla giornata ma chi ci va a perdere siamo noi tutti.

I nostri giornali hanno accusato e condannato i deputati coinvolti, alcuni senza accertare le accuse a loro carico, dimenticandosi in maniera evidente che, quello che in Europa è considerato reato, in Italia è una prassi legale e sopportata dalle nostre istituzioni.

Secondo la stampa belga il paese in questione sarebbe il Qatar che aveva lo scopo di far veicolare all’interno dell’Ue il messaggio che quel Paese abbia rispettato e rispetti i diritti umani, anche per quanto riguarda i diritti dei lavoratori.

Un po’ come la solfa che ci vende il buon Matteo Renzi sull’Arabia Saudita che è stata descritta come la culla del neo rinascimento.

Come tutti sanno, le opere per i mondiali sono state realizzate con manodopera fatta arrivare da Paesi asiatici i cui lavoratori sono stati sfruttati, malpagati (quando sono stati pagati) e costretti a lavorare in condizioni tali da causarne persino il decesso.

Secondo gli investigatori belgi, alcuni esponenti legati soprattutto al gruppo dei socialisti dell’europarlamento sarebbero stati corrotti dal Qatar per sostenere che quel Paese aveva rispettato i diritti dei lavoratori.

Ma qualsiasi socialista che si rispetti può apprezzare sicuramente i passi avanti della popolazione e il fatto che l’opinione pubblica qatarina e araba si stia formando negli ultimi anni, ma da qui a dire che Arabia Saudita e Qatar siano simili ad uno stato democratico è uno schiaffo in faccia a chi, anche tra i socialisti, si è battuto con il sangue e con i denti per i diritti civili e per una società più istruita dal punto di vista sociale.

Le indagini, partite quest’estate, hanno portato al fermo di quattro italiani, tra i quali figurano l’ex parlamentare europeo del Partito democratico Antonio Panzeri e l’attuale segretario generale dell’organizzazione internazionale dei sindacati, Luca Visentini.

Per quanto riguarda Panzeri, anche la moglie Maria Colleoni, 67 anni, e la figlia Silvia, di 38, sono finite in carcere dopo l’esecuzione di un mandato d’arresto europeo chiesto dal Belgio. Nella loro abitazione sarebbero stati trovati 500mila euro in contanti.

Tra le personalità coinvolte c’è anche la vicepresidente in carica dell’Eurocamera, Eva Kaili, giornalista molto nota nel suo Paese, nella cui abitazione sarebbero stati trovati (secondo fonti stampa) “sacchi di denaro”.

Il suo intervento in favore del Qatar era da delirio ma, col senno del poi, adesso si capisce da dove derivi una descrizione così strampalata.

“Oggi i Mondiali in Qatar sono la prova, in realtà, di come la diplomazia sportiva possa realizzare una trasformazione storica di un Paese con riforme che hanno ispirato il mondo arabo – dice Eva Kaili – io da sola ho detto che il Qatar è all’avanguardia nei diritti dei lavoratori, abolendo la kafala e riducendo il salario minimo. Nonostante le sfide che persino le aziende europee stanno negando per far rispettare queste leggi, si sono impegnati in una visione per scelta e si sono aperti al mondo. Tuttavia, alcuni qui stanno invitando per discriminarli. Li maltrattano e accusano di corruzione chiunque parli con loro o si impegni nel confronto. Ma comunque, prendono il loro gas. Tuttavia, hanno le loro aziende che guadagnano miliardi lì”.

La questione del Qatar salta agli occhi in maniera prepotente ma l’inchiesta che coinvolge questi parlamentari europei è incentrata su regali importanti e ingenti somme di denaro ricevute dal Paese del Golfo.

I deputati hanno infranto il codice di condotta del Parlamento europeo che vieta loro di sollecitare, accettare e ottenere alcun vantaggio diretto o indiretto in cambio di attività parlamentari che possono comportare corruzione o influenza indebita.

In Italia, però, non possiamo permetterci nessuna morale sui deputati europei poiché il suddetto reato non può essere giudicato tale se a farlo sono i nostri onorevoli senatori della Repubblica.

Loro, cari italiani, possono permettersi di prendere soldi e regalie da personaggi stranieri senza doversi giustificare in alcun modo con la magistratura. Come se i soldi del solo stato italiano non fossero sufficienti per arrivare alla fine del mese.

Ma tanto, personaggi come loro, hanno le spalle coperte poiché grazie all’informazione repressa e alle pesanti dittature di quei posti lontani difficilmente si potrà scorgere materiale per un’inchiesta che porti ad una condanna sulla questione.

Abbiamo detto che nel Parlamento italiano ci sono personaggi come Matteo Renzi che fanno più o meno la stessa cosa.

Ma guai parlare di corruzione o mazzetta legalizzata tanto, nel caso in cui ci fossero illeciti, non verranno mai alla luce a meno che Bin Salman, che non riconosce l’autorità italiana, non vuoti il sacco sul suo amico fidato; così giusto per sport.

Il senatore di Rignano è stato invitato in trasmissioni tv, viene intervistato sui giornali e le sue filippiche contro giudici e colleghi finiscono per diventare un prodotto commerciale.

Ma Renzi che fa attività di lobbying remunerata, ad esempio, facendo il conferenziere a pagamento per eventi organizzati dall’Economist della famiglia Agnelli e il consulente per un paese straniero, l’Arabia Saudita, parla del principe bin Salman (che la comunità internazionale accusa di essere il mandante dell’assassinio di un giornalista) come un grande personaggio che è artefice di un presunto rinascimento arabo e dal quale riceve compensi con diversi zeri.

Matteo Renzi è un senatore della Repubblica italiana, è presente in almeno una commissione parlamentare e, in qualità di leader del suo partito, pendono tutti dalle sue labbra. Inoltre influenza tv, giornali e cittadini che si bevono le sue bugie.

Renzi è un senatore della Repubblica e, in quanto tale, è chiamato a risolvere le mancanze legislative di cui tanto si fregia e che gli permettono di mettere in pratica un conflitto d’interesse gigantesco. La sua attività di parlamentare infatti non è credibile.

Il paragone tra gli eurodeputati e Renzi ci mette in imbarazzo in merito alla vicenda Qatargate poiché i suddetti reati vengono riconosciuti dall’Unione europea e non dallo Stato Italiano e c’è gente come Renzi che, nonostante la morale sotto i piedi, ci marcia con il sorriso di chi sa di poterla fare franca.

Quindi, a seguito dell’inchiesta Qatargate, chi ci assicura che Renzi non stia prendendo denaro per fare quello che faceva, ad esempio, Eva Kaili a Stransburgo?

Credere ad un bugiardo cronico come Matteo Renzi è palesemente impossibile, per questo leggi che consentono a Senatori della Repubblica di prendere soldi da Stati stranieri non hanno alcuna ragione d’esistere quindi, a scanso di equivoci, perché non si lavora per abolirle?

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