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«Craxi fu un socialista tricolore»

by Redazione

Il figlio Bobo ricorda il legame tra Bari e il Garofano: «Quella vignetta di Forattini…»

Di Michele De Feudis

«La politica italiana è molto debole e in questa
prospettiva il ruolo della memoria, a partire da quella di mio padre
Bettino, può svolgere un ruolo importante per la ricostruzione di un
orizzonte dell’Italia nell’Ue e nel mondo globale». Bobo Craxi, figlio
del leader del Psi e dirigente del partito socialista, rivendica la
necessità di rianimare un discorso pubblico partendo da visioni
politiche fondate su idee forti. L’ex sottosegretario è stata in Puglia
in questi giorni e a Bari ha incontrato l’ex senatore Alberto Tedesco
per incoraggiarlo nell’opera di riunione della famiglia del garofano.

Onorevole, come va interpretato il ventennale della morte di Craxi?
«È
una occasione per indagare le ragioni profonde della storia italiana
alla fine della guerra fredda. Il quadriennio 1989-1993 segnò il
passaggio da un sistema mondiale bipolare ad un nuovo ordine mondiale.
In quel frangente c’è stato l’accantonamento dei protagonisti politici
della vittoria della guerra fredda. I vincitori si trasformarono in
vinti».

Ricordare riapre antiche ferite per voi familiari?
«Il
19 gennaio è il giorno della morte di mio padre e della nostra memoria.
Dure un mese fino al suo compleanno, il 24 febbraio. La pagine
dell’esilio è un ricordo doloroso, sono stato quattro anni al suo fianco
in Tunisia…».

È fiducioso per un riscatto socialista?
«Dipenderà
da noi come comunità politica il tradurre sul piano dell’azione la
scintilla riaccesa in questa ricorrenza. I postcomunisti occuparono lo
spazio politico del Psi, Berlusconi conquistò il nostro elettorato.
Entrambi sono alla fine di questa esperienza La revisione porta alla
ricomposizione di un’area socialista».

La caduta della Prima repubblica è stata una fase eterodiretta?
«È
probabile. Analizzando la fine della guerra fredda non possiamo non
vedere che ci fu una spinta politica ad accelerare il ricambio. Fu un
passaggio violento perché lo strumento giudiziario al pari di quello
militare è una formula politica forte. Quando si fa riferimento a
degenerazioni o corruzioni si dimentica che nel 1989 furono amnistiate
le ruberie del finanziamento illegale ai partiti. Per Tangentopoli c’è
stato poi l’elemento deformante del ruolo di Craxi. Come si fa a
considerarlo un criminale o un ladro comune? Quando si trattò di
affermare solennemente i rapporti tra politica e finanziamento illegale
lo fece in parlamento».

Imedia giustizialisti sottolineano del ventennale soprattutto le condanne subite da suo padre…
«C’è
una necessità di cassetta. La seconda e terza repubblica nascono da
Mani Pulite. Revisionare quei fatti sotto un’altra lente significherebbe
per certi interlocutori smentire se stessi. Il giustizialismo non ha
nulla a che vedere con la legalità, ma ha origini nel giacobinismo
presente in parte di sinistra e destra in Italia».

I ventenni consoceranno il leader del Psi attraverso il film «Hammamet». Cosa le è piaciuto nella pellicola?
«Ci
sono aspetti della recitazione di Favino che mi hanno convinto. Altre
cose meno. Nel dialogo tra mio padre e un esponente Dc c’è la differenza
tra chi tiene il punto e chi rinuncia alle sue idee per salvarsi. Chi
difende la propria parola è meglio di chi rinuncia alle sue convinzioni
per trovare una via di uscita».

Craxi a Sigonella fu un proto-sovranista?
«Ha
difeso la sovranità nazionale. C’è una differenza sostanziale tra
difendere la sovranità italiana dalla presenza di militari armati di una
potenza alleata sul proprio territorio, e il respingimento di 50
africani che arrivano con una barca in Italia. Mio padre aveva una idea
patriottica e risorgimentale della sovranità: non si vergognava di
essere nazionalista nel senso buono del termine. Questa cultura la
esplicitò nel socialismo tricolore».

Che ricordo ha del congresso del Psi a Bari nel 1991?
«Fu
un passaggio difficile, ma l’assise fu il suggello di un legame felice
tra la Puglia e il socialismo. Craxi tenne un comizio di fronte al
Municipio. Del resto Forattini, unendo la vittoria di François Mitterand
e quella del Psi a Bari aveva disegnato mio padre vestito da francese
con il motto “se Parigi avesse il mare, sarebbe na piccola Bari”».

Pochi ricordano il Craxi pacificatore, quando a Milano portò i fiori sulla tomba di Claretta Petacci, amante di Benito Mussolini sfregiata nella canèa disumana di Piazzale Loreto.
«Allora gesti di riconoscimento del sangue dei vinti e degli italiani morti nella guerra civile erano connessi alla solidità della Repubblica. Allora si era aperta una nuova fase. Ora questo inizio non c’è e nessuno può interpretare il ruolo del vincitore perché siamo stati sconfitti tutti. Nella sinistra sono stati sconfitti postcomunisti e i socialisti, nel centrodestra non si è affermata una vocazione conservatrice, ma un movimento legato all’empito del “giovane padano”. Siamo in mano a populisti di destra e sinistra che non vogliono pacificazione perché si alimentano del conflitto».

Articolo redatto dalla Gazzetta del Mezzogiorno https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1201518/craxi-fu-un-socialista-tricolore.html

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