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Coronavirus: Le colpe di Conte e Fontana

by Rosario Sorace

Dura polemica tra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Presidente della Regione Attilio Fontana. Non è certamente la prima volta che avvengono questi scontri verbali sulla gestione della crisi e sulle azioni da intraprendere nel contenimento della diffusione del contagio.

I toni questa volta sono ancora più accesi e riguardano soprattutto la mancata creazione della zona rossa di Nembro e Alzano che sono stati focolai della gravissima infezione e che proprio in questa zona hanno provocato innumerevoli contagi nonché molti morti.

Infatti tutti attendevono, per la fine di febbraio e l’inizio di marzo, un provvedimento di chiusura di questi comuni che poi non è arrivato, mentre una settimana dopo è stata dichiarata zona rossa tutta la Lombardia.

Ora è un botta e risposta, in cui comincia la presidenza del consiglio che emette una nota molto netta e inequivocabile: “Non vi è argomento da parte della Regione Lombardia per muovere contestazioni al Governo nazionale o ad altre Autorità locali. Se la Regione Lombardia ritiene che la creazione di nuove zone rosse andava disposta prima, con riguardo all’intero territorio regionale o a singoli comuni, avrebbe potuto tranquillamente creare ‘zone rosse’, in piena autonomia. A conferma di questo assunto si rileva che la Regione Lombardia ha adottato – nel corso di queste settimane – varie ordinanze recanti misure ulteriormente restrittive, le ultime delle quali il 21, il 22 e il 23 marzo 2020”. Prosegue la nota che “Altre Regioni come il Lazio, la Basilicata e la Calabria” hanno creato ‘zone rosse’ con ordinanza nei loro territori “limitatamente a specifici comuni”.

Attilio Fontana ha risposto immediatamente : “Ammesso che ci sia una colpa questa è addebitabile ad entrambi, io non ritengo che ci siano delle colpe in questa situazione” e ha poi proseguito “Forse su Alzano si sarebbe potuto fare qualcosa di più rigoroso ma dopo che era stata istituita una”zona rossa” in tutta la Lombardia noi non avevamo, da un punto di vista giuridico, modo di intervenire”.

Naturalmente la polemica è destinata a proseguire dopo il servizio di Report che ha evidenziato tutte le omissioni e gli errori commessi nella bergamasca con particolare riferimento ad Alzano e Nembro, dove anche le strutture ospedaliere e una casa di riposo, non sono state messe in sicurezza e chiusi con urgenza quando scoppiarono i primi contagi e i focolai.

Ma relativamente alla questione della mancata istituzione della zona rossa in questi comuni i due sindaci e anche Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, hanno ammesso che le industriali locali avevano manifestato “preoccupazioni” per l’adozione della zona rossa che avrebbe bloccato di fatto le attività produttive. In realtà queste aree hanno la presenza di un struttura industriale tra le più importanti del Paese, con un economia tra le più ricche d’Europa.

Allora resta l’interrogativo inquietante se le ragioni degli industriali o di Confindustria ai fini della mancata decisione, siano state prevalenti rispetto a quelle della sicurezza e della salute dei cittadini.

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