Home Estero Congo, caso Attanasio: Immolati sull’altare dell’ipocrisia della diplomazia mondiale

Congo, caso Attanasio: Immolati sull’altare dell’ipocrisia della diplomazia mondiale

by Maurizio Ciotola

Le persone della mia età hanno conosciuto le cartine politiche dell’Africa in cui, con l’indicazione del Congo belga veniva identificata l’attuale area della Repubblica democratica del Congo.

Nonostante l’indipendenza del 1960, nelle scuole italiane era possibile trovare ancora cartine con tale attribuzione politica.

Poi venne la fase in cui quella stessa Repubblica, che prima del 1960 fu di stretto dominio del re del Belgio, prese il nome di Zaire.

Del dominatore belga è noto l’eccidio dei milioni di esseri umani, nell’ordine della decina, di cui oramai sappiamo essere realtà, per quanto non vi sia traccia nella storia insegnata nelle scuole, di ogni ordine e grado del nostro Paese.

La Repubblica democratica del Congo ha un’immensa estensione geografica, per renderci conto, è pari a otto volte la superficie del nostro Paese.

L’11 novembre del 1961 a Kindi, in Congo, furono trucidati quattordici militari italiani dell’aeronautica in missione di pace, che portarono con un aereo da trasporto, beni di prima necessità per il contingente ONU. L’Italia era chiamata a coprire le esigenze del contingente ONU di istanza nel Congo.

Dopo sessant’anni, sempre nel Congo per una missione sotto copertura dell’ONU, l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo, sono stati trucidati da un gruppo armato, cui non è ancora noto alcun dettaglio.

La Repubblica del Congo è un paese ricchissimo di materie prime, indispensabili per la tecnologia dei Paesi sviluppati, tra cui il cobalto.

Inoltre nel Congo sembra essere in attività anche la criminalità organizzata, italiana e cinese, la ‘ndrangheta e le triadi, per l’acquisizione del cobalto scambiato con armi e droga.

Si parla di un genocidio, di circa sei milioni di persone, tra cui donne e bambini. Le donne sfruttate per la prostituzione e i bambini educati ad imbracciare le armi e arruolati nei gruppi armati.

Il grado di insicurezza del Paese è elevatissimo, tant’è che proprio nel 2017, anno dell’incarico all’ambasciatore Luca Attanasio, due inviati dell’Onu furono uccisi da gruppi armati, che esercitano tuttora il controllo delle aree del Paese, in contrapposizione alle forze militari della Repubblica.

Da questa breve sintesi sommaria, capiamo che non si tratta di un’area del pianeta priva di insidie, seppur la stampa ufficiale dei Paesi Sviluppati come il nostro, tendano a omettere la tragica situazione di questo, come della gran parte dei Paesi africani.

E’ da ritenere altresì sconcertante e non può non essere attribuita una responsabilità specifica a chi ha negato alla Farnesina, il rafforzamento della scorta per l’ambasciatore Attanasio.

E’ inspiegabile che a una simile missione, non sia stata attribuita, per la evidente pericolosità, una protezione militare del contingente Onu.

Probabilmente ha ragione la moglie di Attanasio, Zaika Seddiki, quando afferma che il marito è stato tradito e forse venduto ipotizziamo noi, da qualcuno che gli era molto vicino, in grado di conoscere i suoi spostamenti in anticipo.

E’ anche probabile però che, quegli stessi spostamenti, fossero tracciati attraverso la localizzazione del suo telefono o del mezzo da cui era trasportato.

Una localizzazione utile a chi voleva intercettare l’ambasciatore e impedire il proseguo del suo agire diplomatico e fattivo, nella Repubblica democratica del Congo.

L’ambasciatore Attanasio aveva un impegno diretto sul territorio, non mediato e soprattutto animato da una umanità, che resta fuori dal metodo in uso dalla maggior parte dei diplomatici nel mondo e alla Farnesina.

Luca Attanasio era sicuramente un “pericolo”, come lo sono tutti coloro che, nel proprio ambito saltano gli steccati formali della propria professione, allo scopo di contribuire con il proprio apporto umano, virtuoso e diretto.

Una persona così è in grado di ottenere risultati al di là delle previsioni e soprattutto è capace di tessere un importante rete umana, per far fronte alla bruttura e alla violenza dei corpi armati, finanziati da predatori utili all’ipocrisia dei nostri Paesi sviluppati.

Luca Attanasio era sicuramente circondato da più fronti avversi, quello visibile e miserabile, di esseri umani piegati dal terrore e obbligati alle armi, quanto quello invisibile che non agisce mai direttamente, se non attraverso le bande dei disperati, su cui dieci Kalashnikov in più fanno presa.

Certo è che risulta molto strano, vista la consistente presenza dei servizi segreti nelle ambasciate di ogni paese, inclusa la nostra, che una simile missione non sia stata protetta nella misura adeguata dall’evidente rischio valutato.

Forse è necessario approfondire compiendo un’ufficiale indagine Parlamentare, in merito alle disposizioni e responsabilità, cui il dicastero degli Esteri, nella sua struttura interna, e l’Agenzia informazioni e sicurezza Esterna, l’Aise, non possono e non devono sottrarsi.

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