Home Attualità Confindustria, Carlo Bonomi: “Quella del ‘governo amico’ è un’espressione che non mi piace!”

Confindustria, Carlo Bonomi: “Quella del ‘governo amico’ è un’espressione che non mi piace!”

by Freelance

Di Mimmo Di Maggio

In un’intervista a Repubblica, il presidente di Confindustria Carlo Bonomi dichiara: “Quella del ‘governo amico’ è un’espressione che non mi piace. Sono certo, però, che il presidente Draghi ascolterà le imprese perché ha ben presente il loro valore e cosa rappresenta il sistema industriale italiano. Draghi saprà ascoltarci: confido tramontata la vecchia liturgia degli incontri separati. Imprese e sindacati devono essere ascoltati insieme per trovare soluzioni rapide ed efficaci”.

“Nel discorso programmatico – aggiunge Bonomi – ho ritrovato cose che Confindustria dice da tempo. Due esempi: che non possiamo scaricare sui giovani l’incremento del debito pubblico; che una riforma del fisco non si può fare a colpi di bonus bensì in maniera organica. La discontinuità è Draghi!”.

“Pronti ad aprire le fabbriche per immunizzare dipendenti e familiari. Siamo d’accordo con l’impostazione del presidente Draghi di coinvolgere i privati nel piano vaccinale. I dipendenti delle aziende aderenti a Confindustria sono circa 5,5 milioni, se consideriamo una media di 2,3 componenti per nucleo familiare potremmo vaccinare più di 12 milioni di persone. Siamo disposti a mettere le fabbriche a disposizione delle comunità territoriali nell’ambito del piano nazionale delle vaccinazioni. Abbiamo già inviato una nostra proposta operativa a Palazzo Chigi. Dobbiamo fare come all’estero dove si stanno utilizzando le fiere, gli aeroporti, le stazioni ferroviarie. Insomma strutture già esistenti. Si può benissimo fare anche in Italia. Confindustria ha già offerto alla Regione Lazio il suo centro congressi”.

“Siamo favorevoli ad una proroga selettiva – afferma il presidente di Confindustria – che riguardi esclusivamente le aziende che operano nei settori che non possono ricorrere alla cassa integrazione ordinaria. Tutte le imprese industriali, quelle che finanziano la cassa integrazione, hanno a disposizione 52 settimane di cassa ordinaria per l’intero 2021. Queste aziende possono utilizzarla senza protrarre il blocco dei licenziamenti. Peraltro mentre la Cig Covid è a carico della fiscalità generale, quella ordinaria è pagata dalle imprese. Versiamo all’Inps tre miliardi l’anno per ricevere prestazioni pari a 600 milioni. L’industria italiana è contributore netto per 2,4 miliardi annuali all’Inps. Sbloccare i licenziamenti non vuoi dire affatto che ci sarà la corsa a licenziare”.

“Sui licenziamenti – sottolinea Bonomi – la posizione di Confindustria è nota dal luglio dello scorso anno quando abbiamo inviato al governo una proposta per una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive peri il lavoro. Non ricevemmo risposta. Basta proroghe a ripetizione. La discussione non è licenziare sì o no. Il tema vero è come riformare le tutele per il lavoro sapendo che la pandemia ha accelerato la trasformazione dei processi produttivi. Il lavoro non si difende dov’era e com’era. Il punto è aumentare l’occupabilità delle persone, cioè la loro capacità di essere richiesti dal mercato”.

Per Bonomi, “bisogna introdurre un ammortizzatore universale, valido per tutti i lavoratori e per tutti i settori. E ovviamente pagato in egual misura da tutte le categorie produttive. Siamo favorevoli a rafforzare l’assegno di ricollocazione. E serve avviare politiche attive perii lavoro, in collaborazione tra pubblico e privato, tanto più dopo il chiaro fallimento del reddito di cittadinanza come strumento per le politiche attive”.

Riguardo alla politica perseguita da Draghi, i lavoratori non dovranno perdere il sostegno al reddito, ma le ‘imprese zombie’ non devono essere più sostenute, Bonomi spiega che “per noi imprenditori è un ragionamento normale. Bisogna distinguere da azienda e azienda”.

“Un’azienda come l’Alitalia non può essere perennemente sostenuta. Negli ultimi cinque anni le sono stati versati quasi quattro miliardi di soldi pubblici, senza che mai sia emerso un progetto industriale credibile. Con meno di 3 miliardi la Nasa è andata su Marte. Diverso è il caso dell’Ilva perché la produzione di acciaio a ciclo integrato a caldo è strategica per molte filiere produttive nazionali”.

Infine, il presidente di Confindustria, conclude parlando dell’imposta regionale sulle attività produttive e dice: “l’Irap va tolta: è una tassa inopportuna, inadeguata e anche folle. Ci rendiamo conto che fa pagare le tasse sugli interessi passivi alle aziende anche in periodi di crisi? Follia. L’Irap rappresenta poco più del 10 per cento delle risorse necessarie al servizio pubblico sanitario. Va cambiato il meccanismo di finanziamento della sanità mettendo al centro il parametro dei costi standard e non quello fuorviante della spesa storica regionale. Il Recovery plan deve essere l’occasione per guardare alle migliori esperienze del Paese”.

 

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