Home Approfondimenti C’è un’altra verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi?

C’è un’altra verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi?

by Nicola Comparato

Ringrazio Pino Nicotri per la sua consulenza e per il suo aiuto, e per avermi fornito tutte le informazioni e il materiale necessario per riuscire a pubblicare questo dettagliato articolo sul famosissimo caso della sparizione di Emanuela Orlandi.

Emanuela Orlandi, la 15enne cittadina vaticana figlia del postino del Papa scomparsa a Roma il 22 giugno 1983, si dice sia sparita nei pressi della scuola di musica Ludovico da Victoria da lei frequentata, a ridosso di piazza Navona, dopo essere stata adescata da un presunto rivenditore di prodotti di bellezza Avon per distribuire volantini in cambio di una cifra enorme per l’epoca. Il presunto adescatore le avrebbe detto di tornare con la mamma per spiegare l’offerta e farsi dare il permesso e di tutto questo Emanuela aveva messo al corrente con una telefonata sua sorella Federica. Ci sono però testimonianze secondo le quali la proposta del presunto uomo Avon sarebbe stata fatta non quel 22 giugno, ma giorni prima e non solo a Emanuela, ma anche a una sua amica che era con lei.

Come che sia, il caso Orlandi è un famoso caso di scomparsa che da ormai quasi 40 anni riesce ancora a riempire le pagine dei giornali e a riscuotere notevole interesse tra la popolazione nazionale. Molto probabilmente il grande interesse è dovuto soprattutto alle storie affascinanti e fantasiose che ne sono derivate. Storie, “notizie”, “testimonianze” e ipotesi riportate dai media e dalla famiglia Orlandi, in primis dal fratello Pietro, e che vedono coinvolti in primo luogo lo Stato Italiano e lo Stato Pontificio, l’attentato dell’81 al Papa ad opera del turco Ali Agca e quindi anche i terroristi turchi dei Lupi Grigi, con l’aggiunta man mano dello scandalo dello IOR e del “suicidio” del banchiere Roberto Calvi, della Banda della Magliana, della pista pedofila dei presunti festini in Vaticano o in non specificate ambasciate e altre “piste” ancora.

Nel corso degli anni non sono neppure mancati i ritrovamenti ossei (non appartenenti ad Emanuela), i falsi testimoni, le telefonate di mitomani alla famiglia, i presunti avvistamenti e la “confessione” dell’autoaccusatosi della scomparsa Marco Fassoni Accetti. Per non parlare poi della pochade della presunta e “scandalosa sepoltura di Emanuela” con Enrico “Renatino” De Pedis nella stessa tomba, sita nella cripta della basilica di Sant’Apollinare, il De Pedis morto incensurato ma promosso dalla stampa pressappochista e sensazionalista “boss della Banda della Magliana”. Falsa ovviamente la bufala della doppia sepoltura e false le fantasiose “testimonianze” di Sabrina Minardi, auto definitasi prostituta d’alto bordo e spacciatasi per ex amante decennale del De Pedis.

Ma tornando ai primi giorno dopo la scomparsa della ragazza, un fatto degno di nota fu sicuramente quello che il 3 luglio 1983 vide Papa Giovanni Paolo II lanciare in mondovisione un appello ai presunti rapitori perché liberassero Emanuela, quando l’ipotesi del rapimento non c’era ancora. Appello che ovviamente fece scalpore, e al quale ne seguirono vari altri, anch’essi in mondovisione. Dopo questi episodi l’opinione pubblica e i media cominciarono ad orientare i loro sospetti verso un presunto coinvolgimento del Vaticano nella scomparsa della ragazza, scomparsa alla quale poi aggiunsero quella della 16enne Mirella Gregori avvenuta poche settimane prima del 22 giugno, sempre a Roma.

Tante le piste inseguite, ma nessuna ha mai condotto alla verità. L’unica cosa certa è che Emanuela Orlandi non è più tornata a casa ad abbracciare i suoi cari. Purtroppo. Ma questo è solo un piccolo riassunto sulla sparizione di Emanuela Orlandi, un caso su cui si è detto di tutto e di più e che senza ombra di dubbio tutti conoscono, quindi evito di elencare tutti i minimi dettagli che alla fine hanno portato ad avere più dubbi e confusione che certezze. Veniamo al dunque.

Da appassionato del caso ho sempre ritenuto valida la pista fantasiosa, quella dei complotti, del coinvolgimento Vaticano, dei servizi segreti, etc…. Tutte piste che a conti fatti non hanno mai portato a nulla di concreto, anzi hanno solo aumentato la confusione. Durante tutte le mie ricerche ho però sempre sentito nominare Pino Nicotri, giornalista e saggista, che fin dal 2001 si è occupato del caso con tre libri e decine se non centinaia di articoli e inchieste. Spinto dalla curiosità e dalla voglia di saperne sempre di più ho cominciato ad approfondire le ricerche e le analisi di Nicotri, che ritengo assolutamente attendibili e veritiere rispetto a tutto ciò, chiacchiere, che si è detto in quasi 40 anni. Innanzitutto, quello di Emanuela molto probabilmente non fu un rapimento, come testimonia una telefonata tra lo stesso Nicotri e l’avvocato Gennaro Egidio, per anni legale della famiglia Orlandi e anche dei Gregori, pubblicata nel 2012 sul giornale online blitzquotidiano.it
Ecco un estratto della conversazione:

“EGIDIO Non so se lei riesce ad afferrare quello che io dico, eh?

NICOTRI Certo, certo, però, per esempio, io… mi stupisce la sicurezza con la quale Ercole Orlandi, in tutte le varie interviste che ha dato in passato, lui è sicuro che la figlia è viva da qualche parte.

EGIDIO Ma guardi, un genitore, ecco io cerco di comprenderli e giustificarli, crede come padre, e cioè un genitore, e non so se lei ha famiglia, ecco e allora Dio aiuti lei e protegga sempre la sua famiglia, ma i genitori, come lei ben m’insegna, fin quando non hanno, non hanno un perché e fin quando non hanno, non sanno dove è finito un figlio, è logico che… sperano. È quella speranza che non muore mai, quindi a un certo punto, siccome in questo caso, non c’è stata né la prova della vita, né la prova della morte, però, lei m’insegna altresì che, parlando di sequestri di persona, non si può in questi casi dire sequestri di persona e cioè sono delle sparizioni, delle sparizioni e quindi in effetti, non vi è stata mai, perché per contro un sequestro lei pensa che vi è sempre poi una domanda di riscatto, ecco, qui non vi è stata mai, per quanto a noi consta, nel primo caso proprio non parlarne, quello della Mirella [NOTA: Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio ’83, cioè un mese e mezzo prima di Emanuela. Il suo nome è stato fatto dai “rapitori” solo dopo che il settimanale Panorama a fine luglio ’83 ha dato notizia della sua scomparsa] perché non poteva esserci. Lì c’è una sola frase del fatto della Mirella che forse inquadra la storia, quando in effetti parlando con la mamma, la figlia disse, dice: “Mamma, tu dici che hai difficoltà, enormi difficoltà, che non si può acquistare una casa” – dice. “Non ti preoccupare, ai soldi penso io.” E la mamma rimase esterrefatto, dice: “Ma come mai tu puoi pensare ai soldi che servono per acquistare una casa?” Quindi, la poverina può essere caduta, forse, in un giro molto strano, in qualcosa di illecito e poi quindi si è persa. Per quanto riguarda il secondo caso, bisogna analizzarlo bene, il secondo caso…”

Parole che lasciano poco spazio all’ immaginazione, ma che sicuramente fanno riflettere e che smontano in un sol colpo tutte le storie e le storielle alle quali ci hanno portato e abituato a credere in tutti questi decenni. Ciò che mi ha lasciato di stucco è quanto gli approfondimenti di Nicotri riescano a fare emergere una verità ben più semplice e molto meno cinematografica in merito alla scomparsa di Emanuela, forse morta per cause accidentali il giorno stesso della sparizione e “fatta sparire” in poche ore. Le ricerche di Nicotri hanno ovviamente portato la famiglia Orlandi ad accusare il giornalista di sporcare la memoria di Emanuela, tagliando ogni forma di rapporto e di contatto con lui. Nelle sue ricerche Nicotri analizza con cura ogni notizia e dettaglio riuscendo ad arrivare a conclusioni solide e dimostrate prima ancora che ci arrivassero i magistrati, come nel caso della sepoltura di De Pedis nella basilica di S. Apollinare. Sepoltura avvenuta per volontà della vedova, Carla Di Giovanni, perché in quella basilica si erano sposati. Prima De Pedis era sepolto nella tomba di famiglia dei Di Giovanni nel cimitero del Verano, ma la vedova Carla ha voluto il trasloco con la nuova sistemazione sia per motivi sentimentali, il ricordo del matrimonio, sia perché più comoda da raggiungere anche ogni giorno: S. Apollinare era infatti a soli 200 metri dal suo luogo di lavoro anziché fuori mano come il Verano. Trasferimento già indagato negli anni ’95-’97 dal magistrato Andrea De Gasperis, che lo ha trovato regolare. Senza nessuna ombra.

Da notare che la cripta di De Pedis si trovava in un sotterraneo, sconsacrato, e che non è vero che nella basilica fossero sepolti “Papi, santi e prìncipi della Chiesa” come hanno scritto e detto in tv giornalisti desiderosi di scandalismi e clamori.
Nicotri ha dimostrato, tra molto altro, che il presunto rappresentante Avon molto probabilmente non è mai esistito perché le testimonianze al riguardo, da lui passate al setaccio, erano contraddittorie e poco credibili. Gli Orlandi hanno sempre dipinto Emanuela come assolutamente lontana dall’idea di accettare passaggi in macchina da estranei, aggiungendo che non accettava di essere riportata in auto in Vaticano neppure dal suo insegnante di canto corale don Civilillo. Affermazione smentita dallo stesso don Civitillo in un colloquio con Nicotri riportato nel terzo libro (Triplo inganno) del giornalista e mai smentito (anche perché prudentemente registrato).

Stando a varie testimonianze a verbale, Emanuela è sparita mentre non lontana da alcune amiche camminava come loro su corso del Rinascimento diretta a una fermata dell’autobus che l’avrebbe riportata davanti all’ingresso del Vaticano per tornarsene a casa. Non c’è nessun bisogno di sostenere, per giunta senza prove, che Emanuela era “il tipo che accettava passaggi in auto”, cosa peraltro legittima e non scandalosa, e infatti Nicotri non lo sostiene affatto.

Ma è evidentemente molto probabile che abbia accettato su corso del Rinascimento un passaggio in auto verso il Vaticano da persona a lei ben nota, della quale sapeva di potersi fidare, come per esempio un amico di famiglia dato che a quell’età non si hanno certo amicizie consolidate con adulti estranei al giro familiare. E i coetanei dotati di automobili sono più rari delle mosche bianche, se non altro perché la patente non la si prendeva certo a 16 anni.

In conclusione, invito tutte le persone appassionate di questo caso a cercare e leggere gli articoli di Pino Nicotri pubblicati su blitzquotidiano.it , e a vedere le sue interviste reperibili su YouTube. Se lo ha fatto un complottista come me potete farlo anche voi. Perché molto probabilmente c’è un’altra verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, totalmente diversa da quella del “rapimento”. Una verità che forse non sapremo mai e che forse qualcuno non vuole si sappia. Ma senz’altro una verità più reale e meno fantasiosa di quelle propinateci per ormai quasi 40 anni di fila.

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1 comment

Giovanni Gentile 15 Ottobre 2021 - 20:25

Chiedo scusa, ma quale sarebbe questa realtà fantasiosa e cinematografica che Nicotri smentisce con nessuna prova? E poi, se a Nicotri pare normale che un narcotrafficante assassino sia seppellito in una chiesa solo perché “è lì che si è sposato” vorrei capire i parametri di moralità di questo giornale e di chi affferma una cosa del genere.

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