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“Ce la faremo se”

by Maurizio Ciotola

Il delirio e l’instabilità che una società manifesta nei momenti di crisi, è sempre figlio di una destrutturazione culturale, in senso ampio, evidentemente esteso a esperienze e tradizioni.

La comunicazione non aiuta, seppur in parte gestita da professionisti, a causa di un’isterica emotività espressa sul web totalizzante.

Perché la comunicazione, al pare di ogni altro agire, non costituisce un “corpo” a se stante rispetto a chi la origina, ma è proiezione di una condizione culturale, specifica e non ideale.

Del resto come possiamo non renderci conto che, la pilotata inversione di tendenza, tesa a sdrammatizzare ciò che in una combine disastrosa è stato reso drammatico, costituisce una toppa peggiore del buco.

“Tutto andrà bene”, “Coraggio ce la faremo” è un po’ come dire “Stai calmo” al soggetto isterico, che finisce per irritarsi ulteriormente.

Quanto sta avvenendo sul piano sociale, economico e politico a causa di questo virus, incontenibile e in taluni casi letale, non è un fatto trascurabile o minimizzabile con slogan avulsi al contesto reale.

Dobbiamo riuscire a calarci in quella realtà, cui la società per anni ci ha tenuto distante, la politica ha falsato e il sistema economico ha alterato, per un consono utilizzo carico di strascichi.

Il Covid-19, in quanto virus, mutante e incontenibile, ha il “pregio” di non poter essere ingabbiato, come invece è avvenuto nei secoli sul piano culturale per una vasta area del Pianeta.

Gabbie e modelli, protocolli e programmi lineari, si mostrano fallimentari nella gestione delle conseguenze sociali e economiche dell’epidemia in corso.

La mutabilità stessa del virus, sul piano sanitario rende inadatto qualsiasi protocollo, con cui contrastare la proliferazione delle contaminazioni.

Realisticamente dobbiamo identificare, senza riserve, tutti gli effetti economici e sociali, allo scopo di intervenire a sostegno di questo rallentamento, fino alla immobilizzazione totale, che abbiamo il dovere di ipotizzare.

I mezzi e gli strumenti da adottare, non possono essere identici a quelli utilizzati in occasione di fermate temporanee o isolate nel contesto generale.

Oltre ad un’assistenza effettiva cui la rapidità degli avvenimenti ha imposto, è necessario togliere il freno ideologico con cui si è ritardata la modernizzazione del Paese.

In Sardegna non si è in grado di avviare lezioni scolastiche e universitarie in connessione remota con gli studenti, per l’assenza dell’infrastruttura essenziale a tale scopo.

Quanto per il rifiuto delle scuole e delle università di fronte all’utilizzo di un sistema, che avrebbe potuto consentire il seguire le lezioni, prima agli impossibilitati per cause generiche, oggi per l’impedimento derivante dal contagio per coronavirus.

E’ sempre la cecità quella che accompagna l’ingordigia economica e intellettuale di una società, cui altrettanto ciecamente, con un’illusione ideologica cerca di risolvere la crisi.

Abbiamo già parlato di un necessario salto di paradigma, e se prima poteva rientrare nell’ambito dell’opinabile, oggi questo “salto” non è più procrastinabile per la sopravvivenza dell’umanità.

E’ il necessario adeguamento intellettuale con cui l’umanità può far fronte alla legge di selezione naturale.

Un adeguamento grazie a cui possiamo pensare di riuscire a spingere ancora in avanti l’ipotesi di una fine della storia, della nostra storia.

Farcela sarà sicuramente possibile, ma non con semplici e gratuite iniezioni di messaggi, in sé non sostanziati da un fare effettivo in grado di mutare l’agire economico e politico rispetto al passato.

Il Covid-19 costituisce un’opportunità, che non può e non deve essere contrastata esclusivamente sul piano sanitario, ma agendo su quegli stessi fattori economici e politici che hanno reso il sistema sanitario claudicante, al pari di tutte le altre attività di primaria importanza per un esistere sociale.

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