Carovane in sosta

Nel giardino dello Spazio Gerra, dal quattro al ventiquattro settembre 2021, ci sarà un incredibile incontro tra nomadi di due continenti, naturalmente all’aperto, perché i muri non gli si addicono.

Si tratta dei saharawi, nomadi resistenti che coltivano, nei campi profughi, la speranza e la dignità di chi vuole tornare a viaggiare liberamente e dei sinti e rom europei, resilienti che non vogliono fermarsi.

Se i saharawi resistono da quasi un secolo a ben due occupazioni, prima della Spagna e poi del Marocco, gli altri insistono nel muoversi da mezzo millennio.

Le culture nomadi non sono legate alla terra ma allo spazio di movimento che è residuale o inesistente da quando tutta la terra è pubblica o privata e cosparsa di divieti se non di muri e di mine.

I nomadi non sono sconosciuti: hanno sempre vissuto a contatto con le popolazioni sedentarie e sono innumerevoli gli scambi a cominciare da quelli linguistici, credenze, usi e costumi ma non rinunciano a viaggiare.

Allevatori o commercianti, artigiani, artisti o lavoratori stagionali e dello spettacolo viaggiante, di queste realtà nomadi e in particolare di saharawi, sinti e rom, si conoscono forse i problemi, la lotta e sicuramente i pregiudizi ma non le risorse culturali e l’organizzazione sociale. Nel giardino del Gerra, non mancherà finalmente l’occasione di conoscerli e fare domande a ruota libera.

L’esposizione al Gerra, inizierà sabato, quattro settembre alle ore 17, con il rito del thè saharawi e l’inaugurazione del percorso espositivo con la prima visita guidata. La mattina successiva dalle 10,30 si continuerà con un incontro/confronto tra rappresentanti di associazioni Saharawi e sinte e rom, tra cui Fatima Mahfud, rappresentante saharawi in Italia e Paola Trevisan, antropologa, ricercatrice dell’Ecole des Hautes études en Sciences Social de Paris.

Venerdì 10 settembre si potrà seguire in diretta (FB Jaima Sahrawi), l’incontro online con l’avvocato Angelo Russo sul tema: “Residenza, nomadismo e controllo”. Le visite guidate continueranno nei sabati 11 e 18 settembre dalle 10 alle 12, intrecciandosi l’11 con l’incontro pubblico della Rete Saharawi italiana. Venerdì 24 settembre ci sarà un finissage musicale alle 18 con “I Mulè”.

Le immagini esposte appartengono all’Archivio di Documentazione di Rabouni ai campi profughi saharawi in Algeria, ai volontari dell’associazione Jaima Sahrawi e alle famiglie sinte, e sono circondate da scatti di Ermanno Foroni, Fabrizio Cicconi, Veronica Barbato e Federica Troisi.

Artisti che, come ha scritto Berengo Gardin nella sua autobiografia, sperano di essere riusciti a raccontare aspetti della vita e cultura nomadi che difficilmente s’immaginano.

Il progetto, ideato dal Teatro dei Quartieri, è promosso dall’Associazione odv Jaima Sahrawi, Associazione Them Romanò di Reggio Emilia, Movimento Kethane e Teatro d’Arte e Studio in collaborazione con lo Spazio Gerra e con il contributo del Comune di Reggio Emilia nell’ambito di #RE20/21.

Spazio Gerra è a Reggio Emilia, P.zza XXV Aprile, 2. Info: www.spaziogerra.it, FB Jaima Sahrawi, istagram Jaima Sahrawi, jaimasahrawi@libero.it .

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