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Calenda “l’ercolino” e la dura lezione di Martelli

by Romano Franco

Quando ce vo vo. E’ il caso di dirlo quando si assiste a certi accostamenti politici. Così è andata per l’ex ministro socialista, Claudio Martelli, quando al programma di Mirta Merlino “L’aria che tira” gli è stato chiesto se gli piacesse il leader di Azione Carlo Calenda.

A domanda, risponde Martelli: “Sì, (mi piace) ma è un po’ troppo ‘Ercolino faccio tutto io’, dovrebbe decidersi a fare un partito e confrontarsi alla pari, discutere con amici e compagni”.

L’ex ministro socialista, Martelli, l’aveva definita sul suo blog una battuta appena scherzosa. Anche se è evidente la musica come suona quando l’ex ministro di Renzi assume l’aspetto di un “monarca liberale” all’interno del suo partito. Così è avvenuto a Roma.

La risposta del leader di Azione è seccata, come riporta l’ex ministro del governo Craxi sul suo post di Facebook.

“Martelli – dice Calenda – viene a trovarmi una settimana sì e l’altra pure… poi questi che hanno l’aria di dire quando c’eravamo noi… Martelli faceva parte del PSI e Craxi non era anche lui Ercolino? Ha avuto anche buoni pensieri poi ha fatto un disastro etico… e Martelli era lì sdraiato come un tappetino”.

Ma la risposta dell’ex ministro socialista non si fa attendere: “Che dire? Beh, per cominciare, che Calenda è un bugiardo, un bugiardo sciocco perché mente senza motivo. Un anno fa l’ho incontrato due o tre volte, mi ha chiesto di aderire al suo movimento presentandosi come un liberal socialista garantista interessato al progetto dell’Avanti! Gli dissi ci penserò e dopo averci pensato non l’ho più visto né sentito”.

“Mi ha scritto lo stesso chiedendomi 150 euro per partecipare alla sua cena elettorale, glieli ho spediti pur di evitare di cenare con lui e altre insistenze”, prosegue Martelli.

“Calenda si sbaglia anche su Craxi – sottolinea il socialista – non era un Ercolino, semmai un Ercole che però conosceva le buone maniere e che guidò il governo dei migliori risultati. Craxi tutti i giorni discuteva con me, con Amato, De Michelis, Formica, Ruggero, Tognoli e tanti, tanti altri socialisti, per non dire con leader e esponenti degli altri partiti italiani, del socialismo europeo dei popoli oppressi e del mondo del lavoro. Calenda non discute perché non è capace e al primo confronto perde la testa”.

“Quanto a quello che lui chiama il ‘disastro etico combinato dai socialisti’ fa riflettere che l’anniversario di Mani Pulite porti sempre delle sorprese: anni fa Francesco Borrelli, l’inflessibile capo di Mani Pulite, confessò: “Dobbiamo chiedere scusa agli italiani: non valeva la pena di buttare il mondo precedente – quando appunto c’eravamo noi – per cadere in quello attuale” dove appunto c’è anche Calenda”, evidenzia Martelli.

“Il quale Calenda – aggiunge – dopo tanto spacciarsi a garantista all’improvviso si erge a moralista e crede di poterselo permettere perché, come racconta tutto tronfio illustrando il suo progetto etico “Raccolgo ogni anno due milioni di contributi privati”. Niente di nuovo: come diceva il vecchio Kant il politico morale cerca almeno di conformare la sua azione all’etica, il politico moralista adatta la morale a quel che gli conviene”, tuona Martelli.

“Calenda non sa nemmeno immaginare quali fossero i rapporti umani nei partiti democratici. E’ cresciuto come un cortigiano scodinzolante prima davanti a Montezemolo poi a Renzi. Ora crede di elevarsi insultando tutti, ma resta il cortigiano cafone che è sempre stato. Chi lo conosce lo evita ma se proprio vuole il resto del carlino, io ci sono”, conclude l’ex vicepresidente del Consiglio.

La risposta di Calenda

La risposta arriva direttamente dal Social di Zuckerberg. “Oggi Claudio Martelli mi dedica un lungo post di insulti. Sarebbe una cosa irrilevante, il mondo è pieno di cafoni. E tuttavia in questo caso è utile a ricordarci i lati più deteriori della prima Repubblica, che siamo passati dall’odiare al venerare”, dice l’ex delfino di Montezemolo.

“Il Partito Socialista Italiano della gestione Craxi e Martelli (Delfino) ha avuto tantissimi meriti. Il discorso sui doveri pronunciato da Martelli rimane a mio avviso ancora molto attuale. E tuttavia il grado di arroganza nell’occupazione del potere, lo sfarzo dello stile di vita a spese del Partito e dello Stato e le tangenti (che Martelli ha confessato di aver ricevuto) hanno distrutto quanto di buono (molto) c’era nelle idee del PSI”, sentenzia Calenda.

“L’incivile accanimento giudiziario d’altro canto rende difficile un giudizio equilibrato. Per quanto mi riguarda la storia della leadership del PSI è un monito sugli effetti della hybris e della mancanza di etica”.

“Quell’atteggiamento rimane ancora oggi. Ed è un vero peccato. Un saluto a Claudio – scrive, infine, seccato – sperando che capisca che l’epoca in cui i socialisti potevano insultare le persone pretendendo il silenzio dei sudditi è finita da molto tempo”, conclude il “liberale” d’ispirazione “rosselliano”.

L’incoerenza dell’ex ministro di Renzi è quasi una virtù. Le mazzette di cui parla Calenda, sono i contributi che oggi vengono “legalmente” dati comunemente a tutti i partiti per fare campagne elettorali, viaggi e altro. Alcuni soldi vengono dagli iscritti, altri direttamente da privati o aziende.

Il leader di Azione, come riporta Martelli, percepisce 2 milioni di euro di quelle che si possono definire “mazzette legalizzate”. Semmai ci fossero accordi taciti dietro di esse.

Infatti, grazie all’introduzione del finanziamento privato, è stato agevolato il sistema di accordi silenti tra esponenti di partiti e aziende che nascondono corruzione e conflitti d’interesse enormi.

Dopo la stagione di Tangentopoli, fortunatamente, si sono allentate le terribili cacce alle streghe. Ma l’indulgenza della politica nei confronti degli stessi politici non è assolutamente improntata a contrastare corruzione o rapporti clientelari con lobby e aziende private, anzi.

Infatti, da allora, prendere milioni di euro, dai privati e aziende, o percepire soldi addirittura da Stati esteri non è diventato più un problema, e, grazie al sistema di una mano che lava l’altra, di sicuro, certi intrecci molto loschi non riescono a vedere la luce del sole.

Detto ciò, nessuno si permetterebbe mai di muovere accuse all’immacolato Calenda, e non sarebbe assolutamente il nostro ruolo, ma che da qui ci venga a dire di essere un uomo del popolo, come i fratelli Rosselli, e che incarni l’ideale socialista, mentre percepisce soldi da ricchi privati, lo fa nascere spontaneo, come diceva Totò, “Ma mi faccia il piacere”.

Quando parlano professori come Claudio Martelli, di cui si possono non condividere i pensieri, di solito si ascolta in silenzio e si prende appunti.

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