Home In evidenza Buona festa della Repubblica, ma non c’è niente da festeggiare

Buona festa della Repubblica, ma non c’è niente da festeggiare

by Romano Franco

Dopo i risultati del referendum istituzionale indetto 76 anni fa, 2 giugno 1946, a seguito della fine della seconda guerra mondiale, nacque la Repubblica Italiana.

Per la prima volta in Italia votavano anche le donne ad una consultazione politica nazionale: risultarono votanti circa 13 milioni di donne e 12 milioni di uomini, pari complessivamente all’89,08% degli allora 28 005 449 aventi diritto al voto.

Oggi, a distanza di tre quarti di secolo, non vi è più nulla da festeggiare. La Repubblica italiana è sempre meno tale e, al posto di essere un sistema democratico, è diventata sempre più un oligarchia che si sta evolvendo in autocrazia.

I gruppi politici sono assoggettati ai finanziamenti privati che fanno il bello e cattivo tempo e le prestazioni discutibili dei parlamentari e senatori vengono nascoste dal simbolo del partito di turno che si rinnova ogni tanto mettendo qualche volto nuovo alla guida della baracca; giusto per dare una parvenza di cambiamento.

In questi ultimi due anni, grazie alla pandemia di coronavirus e alla guerra in Ucraina, si sono evidenziati diversi aspetti che ci dovrebbero far riflettere sullo stato della nostra democrazia e indurci a rivedere e restaurare la nostra amata Repubblica.

La maggior parte dei parlamentari si sono ridotti ad un manipolo di clientes delle multinazionali e, con i loro costanti salti di palo in frasca, si ritrovano sempre nei palazzi che contano.

La stampa, sempre più in mano alle multinazionali, fa gli interessi delle holding proprietarie ed è sempre in costante campagna elettorale nei confronti di chi porta a termine le riforme in favore del prenditore di turno.

I referendum popolari vengono rigettati per cavilli burocratici e le richieste dei cittadini, sempre più in dissenso, non vengono mai ascoltate e neanche prese in considerazione.

Abbiamo un’adesione alle urne che è meno del 50% e più della metà della popolazione italiana non crede alle notizie che vengono promulgate. Perché dovrebbe?

Il potere è sempre più nelle mani di singoli uomini che, grazie al populismo e alle fake news, si improvvisano come leviatani mandati dal cielo pronti a cambiare le sorti del Paese, ma, man mano che la realtà si evidenzia, finiscono per fare tutti una brutta fine.

Le manifestazioni e le proteste, grazie ai decreti sicurezza, sono diventate illegali e gli studenti che si sono permessi di protestare contro le condizioni insostenibili del progetto scuola-lavoro sono stati presi a manganellate sul viso.

Il nostro premier agisce da monarca, o meglio da Ceo, oramai interviene senza tener conto del Parlamento e, nonostante la popolazione sia contraria a diverse misure intraprese dal presidente del Consiglio, l’Organo Sacro appare inutile e attonito e si ritaglia sempre più un ruolo da passacarte.

La prima Repubblica ha lasciato dei punti oscuri nell’apparato democratico e la nostra amata democrazia viene costantemente minacciata da soggetti che si fingono della provvidenza ma che, in realtà, sono solo stati finanziati meglio dalla lobby di turno. Buona festa della Repubblica italiani; anche se qui, cari connazionali, non vi è più nulla da festeggiare.

Potrebbe interessarti

Lascia un commento