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Brunetta: Il paladino dei privati che amministra il pubblico

by Romano Franco

Il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, parla dello smart working: “Senza imbrigliarlo in percentuali, lo smart working dovrà restare uno strumento del lavoro pubblico e dovrà essere regolato dal contratto, per evitare ogni abuso a danno dei dipendenti. Ma dovrà anche essere ancorato a tre variabili: efficienza, produttività e customer satisfaction. Se le migliora bene, altrimenti si lavora in presenza”.

Inoltre, aggiunge l’esponente di Forza Italia: “Nell’ultimo decreto Covid abbiamo disegnato la rivoluzione dei concorsi pubblici. Innanzitutto abbiamo sbloccato quelli arenati anche a causa della pandemia: potranno riprendere dal 3 maggio grazie a un nuovo protocollo validato dal Cts. In secondo luogo abbiamo riformato l’accesso a regime alla Pa, digitalizzando l’intero processo, dalla presentazione della domanda alla pubblicazione delle graduatorie. Anche la prova orale potrà essere sempre svolta in videoconferenza. Basta carta e penna, basta concorsi ottocenteschi. E basta anche alberghi pieni come stadi. Abbiamo abolito le prove preselettive attraverso i quiz logico-matematici: vogliamo tornare, insomma, a dare valore ai titoli di studio e ai percorsi formativi”.

Riguardo alle nuove assunzioni nella Pubblica amministrazione, il ministro spiega: “Abbiamo bisogno di immettere nella Pa circa 150mila persone ogni anno da qui al 2026, non soltanto per compensare le uscite, ma anche per rafforzare gli organici dei settori più sofferenti, come la sanità e gli enti locali. In più dobbiamo reclutare personale qualificato, tecnico e gestionale, per la realizzazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza: ci sarà un nuovo portale ad hoc”.

Però, per fare ciò, bisogna investire nel settore pubblico mio caro ministro, altrimenti la situazione diventerebbe ancor più insostenibile. Basta finanziare le ricchezze e le imprese private! E’ necessario che ritorni l’eccellenza pubblica, quella che più ci è mancata in questa pandemia. Basta fare proposte o emendamenti atti per il solo scopo di acquisire voti o clientes. Servono soluzioni pratiche e concrete per il futuro. Altrimenti assumere dove? In quali settori? E soprattutto con quali soldi?

Infine conclude Brunetta: “I quasi 200 miliardi del Next Generation Eu sono un treno che, senza riforme, rischiamo di perdere. Non ci può essere transizione digitale e transizione ecologica senza una Pubblica amministrazione che si trasformi da costo, come oggi è percepita, a ‘facilitatrice’ della vita di cittadini e imprese. Abbiamo, a questo fine, finora mappato quasi 600 procedure complesse. Dobbiamo eliminare tutti i colli di bottiglia che potrebbero rallentare o bloccare i progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) . I prossimi decreti, uno sulle semplificazioni e l’altro sul reclutamento, che contiamo di approvare entro la prima decade di maggio, serviranno ad accompagnare il Pnrr: la nostra patente per dire a Bruxelles che ce la faremo”.

E come direbbe Peppino De Filippo “Ho detto tutto!”. Come al solito questi politici dicono e dicono ma in sostanza non dicono nulla, ha parlato di colli di bottiglia, di treni e di facilitare la vita di cittadini e imprese. Ma come? In molti se lo chiedono e pretendono risposte. I cittadini si meritano di più di dichiarazioni così superficiali.

Inoltre, in molti pensano che mettere Brunetta come ministro della Pubblica Amministrazione, un esponente di spicco di Forza Italia, partito notorio per la la sua propensione di preferenza del privato rispetto al pubblico, preannuncia, forse, la debacle più grande del pubblico, dopo quella del 92′.

Dalle parole astratte di Renato Brunetta possiamo facilmente intendere che la sua mossa sia una strategia fatta più per recuperare voti che per innovare. In Italia, la politica la deve finire di fare bottino elettorale con soldi pubblici su investimenti che servono a poco o a nulla, se non per dare la mancetta a qualche elettore indeciso. Fortuna che per lo meno a Bruxelles sia stato messo un veto per queste proposte “tanto ar chilo”.

Bisogna capire che l’unica ricetta, per ritornare grandi, è investire e controllare più scrupolosamente il settore pubblico, trascurando il più possibile i privati. Poiché il privato non vuole il progresso vuole solo far soldi. Quei capitali affidati ai privati potrebbero essere utilizzati per un miglior servizio pubblico e per una ricerca e un’innovazione alla avanguardia. L’unione fa la forza. Solo così si può protendere alla grandezza. Avanti Italia!

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