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Bobo Craxi: “Resta la necessità che la sinistra italiana si trasformi in qualcosa di nuovo”

by Redazione

“Pd? Noi siamo una cosa diversa, lo abbiamo sempre detto e dichiarato”

Dopo la candidatura a capolista per il Psi, nella coalizione che sostiene Roberto Gualtieri per il ruolo di futuro sindaco di Roma, abbiamo raggiunto Bobo Craxi, ex deputato, ex sottosegretario agli Esteri e direttore editoriale del nostro giornale, Avantilive, per un’intervista.

Ciao Bobo, la tua candidatura è volta ad incoraggiare il giovane gruppo dirigente del partito che, per «responsabilità civica», come tu dici, è convinto che sia necessario recuperare il rapporto con il Pd. Quanto è importante per il futuro del centro sinistra far emergere gli ideali socialisti?

La politica moderna, parlo degli ultimi 20 anni, si è affrancata dalle ideologie novecentesche. Quello che rimane in campo in buona parte del nostro continente sono i residui organizzativi politici che si muovono nel nome di un’idea; ciò che manca non è tanto il crogiolo dei valori umani che il socialismo ha predicato lungo tutto il secolo, quanto la sua espressione politica ovvero attraverso l’esperienza e la presenza di un partito. Si vota per dei comuni e l’orizzonte ideale sovente lascia il posto a soluzioni pragmatiche e ancor di più alle figure apicali dei Sindaci, quindi lo spazio più propriamente ideologico è molto risicato e tuttavia sento che esiste la necessità di confermare la presenza nell’agone politico della democrazia italiana di un partito che si richiama al socialismo italiano.

Cosa ti ha spinto ad appoggiare Roberto Gualtieri al Campidoglio?

Non posso affatto nascondere che abbiamo per mesi guardato con simpatia al tentativo di Calenda che si proponeva di guidare ed orientare un’area politica che si muoveva fra liberalismo democratico classico e il socialismo democratico liberale, poi si è fatto prendere la mano da un protagonismo politico che lo ha condotto in una posizione abbastanza solitaria che presto si è trasformata in velleitaria. Aggiungo il fatto che si era detto indisponibile ad apparentare una lista partitica. La partecipazione alle primarie per noi è stato un fatto obbligatorio essendo parte integrante del centro sinistra e il sostegno di Gualtieri ne è una sua conseguenza. Una scelta oggi che ci soddisfa per la qualità della candidatura e per la capacità inclusiva che ha dimostrato nel varo della sua coalizione.

Molti socialisti hanno il dente avvelenato contro gli ex Pci e lo stesso Gualtieri si è dichiarato più volte un comunista, cosa rispondi a tutti coloro che nelle ultime ore stanno facendo “volare stracci” dandoti del “traditore” dei tuoi ideali e di tuo padre?

Il problema è sempre molto mal posto e accade sempre in campagna elettorale. Un conto è la necessità revisionistica che un pezzo della sinistra non ha ancora compiuto circa la frattura che venne a crearsi 30 anni orsono, un altro è la scelta, che definirei scontata, di collocazione nel centro sinistra quando il sistema elettorale impone vincoli di coalizione. Impone, nel senso che rende più agevole, a chi partecipa a delle coalizioni, la possibilità di avere una rappresentanza. Io non partecipo volentieri a questa polemica stucchevole, retroattiva, che si limita ad osservare i fatti del 2021 come se ci trovassimo nel 1992. Non è una cosa seria, non lo è affatto, se si pensa di farlo in omaggio ad una memoria che invece va tutelata e promossa ogni giorno attraverso una politica concreta, un riformismo capace di adattarsi a questi tempi ed una socialdemocrazia che resta il perimetro più ampio nel quale si riconoscono la maggioranza dei progressisti in Europa. Non vedo dove altro debbano collocarsi i socialisti. Non sono affatto ostile a tappe intermedie, a convergenze tattiche con partiti minori che cercano come noi uno spazio ed una sopravvivenza lontani dall’egemonia del partito democratico ma tuttavia non sento affatto che la partecipazione ad una coalizione di centro sinistra possa mettere in discussione la nostra autonomia e identità politica.

Quanto è importante in questo momento storico per i socialisti un alleanza con il Pd? E perché fare un’alleanza proprio con il Pd?

Il partito democratico nel sistema italiano e quel che è ma è quello che c’è… Appare essere l’unica forza politica di una certa consistenza che ha mantenuto saldi i principi di appartenenza all’Unione Europea in un momento nel quale il sovranismo anti europeo in Italia era al potere. Racchiude un certo elettorato tradizionale della sinistra postcomunista e del mondo cattolico. Noi siamo una cosa diversa, lo abbiamo sempre detto e dichiarato. Una coalizione di centro sinistra deve contenere in sé il pluralismo politico che é l’insieme delle divisioni storiche nella sinistra italiana ed é una linfa necessaria perché possono essere contenute le spinte conservatrici che non mancano nel PD e soprattutto il riflesso condizionato di sentirsi il partito egemone della sinistra italiana quando in realtà la sinistra italiana è sempre stata qualche cosa d’altro che il riferirsi solo alle tradizioni del comunismo italiano e della sinistra democristiana. C’è una sinistra laica, una sinistra socialista, c’è un mondo radicale ed un mondo liberale che appartiene tradizionalmente alle tendenze progressiste della politica. Questo, il partito democratico non lo ha contenuto ed é per questo che vanno costruite delle alternative. Purtroppo continuando a comportarsi in questo modo i potenziali leader di quest’area stanno sprecando un’occasione importante perché inseguono disegni personali e non riescono a dare un equilibrio ad una prospettiva che invece dovrebbe essere unitaria nel campo laico e socialista. Vedremo se dopo le elezioni sarà possibile ricucire le fratture che non sono mancate e non stanno mancando. Mi pare che il leader più saggio e forse anche quello più esperto resti Emma Bonino e con lei discuteremo presto di una prospettiva, mi auguro comune.

Che sia arrivata l’ora di mettere una pietra sopra all’eterna diatriba tra comunisti e socialisti e unirsi tutti insieme sotto un’unica bandiera per il bene dell’Italia, cosa ne pensi?

Innanzitutto ciò che resta del comunismo in Italia mi sembra molto poco, piuttosto vedo avanzare l’ircocervo di un capitalismo autoritario che si fa scudo dell’ideologia comunista nel mondo. È il modello cinese, ha fatto breccia anche qui da noi. I partiti storici della sinistra non esistono più, almeno così come erano stati concepiti e come erano vissuti dall’opinione pubblica; e, quindi, l’utopia dell’unità delle sinistre mi pare un argomento fuori tempo. Resta piuttosto la necessità di organizzare nella sinistra italiana un pensiero ed una prospettiva che a partire dalle ideologie novecentesche possa trasformarsi in qualche cosa di nuovo, a questo sono più interessato, molto meno ad operazioni che non tengono conto della realtà politica e sociale in continua evoluzione.

Vedere il successo di Sholz in Germania fa capire quanto in Europa ci sia voglia di socialismo, che conseguenze potrebbe avere per i socialisti italiani una futura elezione del candidato Spd a cancelliere tedesco?

Concordo. C’è una nuova esperienza socialdemocratica in Europa ma anche negli Stati Uniti d’America che nasce dall’esigenza di contenere gli elementi non soltanto di squilibrio del capitalismo ma anche il suo tentativo di affermarsi attraverso modelli di società a forte impronta autoritaria. Questa è la ragione per la quale, si richiede un contenimento di queste spinte che hanno prodotto nuova povertà in Occidente e stanno lesionando la democrazia attraverso la nascita di nuovi movimenti populistici e nuove destre che ai miei occhi cominciano a diventare insidiose.

Bisogna anche saper cogliere tuttavia gli elementi di crisi che hanno colpito la socialdemocrazia che non ha saputo guidare il processo della globalizzazione, l’ha subita e si è sovente logorata con la consuetudine troppo lunga al potere. Esiste certamente la necessità di ridare vita ad una sinistra di governo ma essa deve tenere in conto che una parte del suo elettorato tradizionale finirà sempre per guardare altrove nei momenti di crisi.

Ora ci sarà un rimbalzo della crisi economica degli ultimi due anni, quindi, è richiesto uno sforzo per sostenere il tentativo di Mario Draghi per completare l’opera di risanamento senza venir meno alla necessità di comprendere che è in atto una frattura molto profonda nella società italiana ed europea e che soltanto idee e programmi a tinte forti potranno contenere tutti gli elementi di squilibrio che ha generato la crisi.

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