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Antiziganismo o romfobia, il razzismo specifico per la popolazione romanì

by Santino Spinelli

Di Santino Spinelli

Fin dal Rinascimento esiste in Europa un razzismo specifico per i rom/roma, sinti, calé/kale, manouches e romanichals i gruppi della popolazione romanì che vengono definiti dispregiativamente “zingari”.

Come per gli ebrei esiste l’antisemitismo, allo stesso modo per i gruppi romanès esiste un razzismo che viene definito antiziganismo o romfobia. Il razzismo si alimenta di mistificazioni e di stereotipi negativi che giustificano la discriminazione su base etnica.

Le comunità romanès furono accusate di ogni nefandezza pur di giustificare la loro repressione: dall’accusa di cannibalismo all’accusa di propagare la peste, dall’essere spie al soldo dei turchi ottomani all’aver forgiato i chiodi per la crocefissione di Cristo (la popolazione romanì neanche esisteva al tempo di Gesù).

A queste accuse si sommavano quelle di essere ladri, imbroglioni e criminali in ogni epoca quando contemporaneamente c’erano famiglie romanès oneste e più che integrate ma non facevano testo. Non poteva passare inosservato il vagabondare di molte famiglie che non riuscivano a stabilizzarsi (la mobilità era in realtà coatta poiché le comunità romanès non potevano sostare o integrarsi in alcun luogo) che contravveniva ad uno dei principi cardini delle società passate: il dovere di lavorare la terra per il bene comune.

Stereotipi su stereotipi accatastati durante secoli che hanno portato alla situazione moderna: un odio razziale viscerale. Durante la Seconda Guerra Mondiale il nazi-fascismo attuò un genocidio sistematico e almeno 500 mila persone furono barbaramente massacrate dalle truppe d’assalto e nei campi di sterminio per ciò che viene ricordato in lingua romanì come Samudaripen (letteralmente “tutti morti” come sinonimo di “genocidio”).

Oggi, come nel passato, esistono famiglie romanès integrate e famiglie romanès emarginate, esattamente come nel passato, a finire nelle cronache sono le famiglie emarginate e deboli socialmente, mentre, quelle oneste che vivono tranquillamente e non toccano le facili corde dell’emotività non esistono nell’immaginario collettivo. Da qui il preconcetto che tutti i rom sono disonesti o persone da cui tenersi alla larga.

Questa discriminazione su base etnica influenza le decisioni sul piano politico con ripercussioni a livello sociale: per le famiglie emarginate è sempre più difficile essere incluse. I rom e sinti italiani sono relegati nei quartieri ghetto e i rom stranieri reclusi nei “campi nomadi”.

Ad approfittare di questa situazione di fragilità ci pensano gli opportunisti senza scrupoli e Mafia Capitale ci ha fatto ben intendere perché devono esistere i “campi nomadi” per un popolo che in realtà non è nomade per cultura. I campi nomadi sono vere e proprie pattumiere sociali e forme orrende di segregazione razziale non degne di un Paese civile e democratico.

I campi nomadi costano un’infinità di milioni di euro e non risolvono i problemi legati all’antiziganismo, ma al contrario li acuiscono. Con meno soldi e con un’avveduta programmazione politica si potrebbero ottenere risultati sorprendenti sul piano dell’inclusione con vantaggi concreti per tutti.

A molti però questa situazione “rende” da un punto di vista politico e mediatico e alle associazioni di pseudo volontariato da un punto di vista economico. A livello sociale si verificano i maggiori danni in termini di conflittualità. L’antiziganismo così alimenta un circolo vizioso che reca danni a tutti. Solo la giusta conoscenza, la corretta informazione e l’incontro/confronto può favorire il superamento di secoli di incomprensioni.

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