Una nuova crescita per l’industria europea

L’Europa sta riscoprendo la sua propensione all’intervento statistico. Lo scenario si presenta come un luogo in cui ai politici piace immischiarsi in tutti gli aspetti dell’economia. Ad esempio, il Vecchio continente è spesso indipendente quando si tratta di sostenere l’industria. Alcuni politici, in particolare a Parigi, si considerano titani degli affari dietro le quinte. Ma la posizione di default dell’Ue è che gli scambi e gli investimenti siano aperti, esponendo le imprese alla concorrenza globale. La solida applicazione dell’antitrust ostacola i potenziali monopolisti. Le più importanti regole di “aiuti di Stato” applicate da Bruxelles impediscono ai governi nazionali di molestare le aziende favorite con agevolazioni fiscali o sussidi.

Fino ad ora, in Europa è emerso un consenso sul fatto che l’approccio aperto non funziona. Il continente, si sostiene, ha perso la barca sulla tecnologia, che è dominata dall’America. La Cina ha protetto e promosso le sue imprese al punto da poter affrontare rivali europei. Emozionanti scoperte in diversi campi, dall’informatica quantistica alle auto di prossima generazione, sembrano accadere ovunque. Gli strumenti politici usati dai suoi rivali potrebbero spingere l’industria europea nei grandi campionati?

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