Sette ex membri delle Brigate Rosse arrestati in Francia su richiesta dell’Italia

Sette ex membri delle Brigate Rosse italiane, condannati in Italia per atti di terrorismo commessi negli anni ’70 e ’80, sono stati arrestati in Francia mercoledì 28 aprile su richiesta dell’Italia, ha detto l’Eliseo. Secondo la stessa fonte, anche altri tre brigadisti condannati dai tribunali italiani non erano a casa loro e sono ancora ricercati.

Le autorità italiane hanno ottenuto una richiesta di estradizione di 200 persone, il mio “importante lavoro preparatorio bilaterale (…) ha portato alla conservazione dei reati più gravi” e le “10 richieste trasmesse alla Corte d’Appello di Parigi rientrano rigorosamente nel quadro della “dottrina Mitterand”, si tratta di crimini di sangue “, ha precisato la presidenza.

L’ex presidente socialista ha promesso verbalmente nel 1985 di non estradare gli ex attivisti italiani di estrema sinistra che si erano rifugiati in Francia, ad eccezione di coloro che avevano commesso crimini di sangue.

L’estradizione degli attivisti giunti a rifugiarsi in Francia dopo gli anni di piombo, segnati dagli attacchi e dalle violenze delle Brigate Rosse, soprattutto tra il 1968 e il 1982, è da anni richiesta dall’Italia, a cui la Francia non aveva quasi mai avuto accesso.

La decisione di Macron

Dagli anni 2000, il governo francese ha avviato un dialogo con le autorità italiane su questo tema e le richieste di estradizione presentate dall’Italia, in particolare per gli ex membri delle Brigate Rosse, sono esaminate caso per caso dai tribunali francesi, in particolare le situazioni riguardanti i fatti più gravi.

“Il presidente ha voluto risolvere la questione, come l’Italia chiede da anni”, ha aggiunto l’Eliseo. “La Francia, essa stessa colpita dal terrorismo, comprende l’assoluta necessità di giustizia per le vittime. È anche, attraverso questa trasmissione, parte dell’urgenza di costruire un’Europa della giustizia, in cui la fiducia reciproca deve essere al centro”, conclude la Presidenza.

La giustizia deve ora decidere sulla loro estradizione. Gli ex brigadisti arrestati devono essere presentati entro quarantotto ore davanti all’ufficio del procuratore generale della Corte d’appello di Parigi, prima che un giudice si pronunci sulla loro possibile detenzione o il loro rilascio sotto sorveglianza giudiziaria.

Questo caso era riemerso quando Cesare Battisti è tornato in Italia, catturato nel gennaio 2019 in Bolivia ed estradato in Italia, dopo quasi quarant’anni di fuga in Francia e poi in Brasile. Il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, ha poi affermato che la Francia ha protetto per decenni “assassini che hanno ucciso persone innocenti” e ha chiesto il ritorno in Italia di “quindici” “terroristi italiani”, “che sono stati condannati ma hanno una buona vita in Francia”.

I brigatisti

Secondo quanto si apprende, i brigatisti arrestati in Francia questa mattina sono in attesa di essere presentati al giudice per la comunicazione della richiesta di estradizione da parte dell’Italia e sono: Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, tutti delle Brigate Rosse; di Giorgio Pietrostefani di Lotta Continua e di Narciso Manenti dei Nuclei Armati contro il Potere territoriale.

Il nome del dossier è ‘Ombre rosse’; l’operazione ha portato all’arresto di 7 persone, di cui quattro hanno una condanna all’ergastolo: Roberta Capelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi – tutti e tre ex appartenenti alle Brigate Rosse – e Narciso Manenti, dei nuclei armati contropotere territoriale. Per Giovanni Alimonti ed Enzo Calvitti, anche loro delle Br, la pena da scontare è rispettivamente 11 anni, 6 mesi e 9 giorni e 18 anni, 7 mesi e 25 giorni. Giorgio Pietrostefani, ex di Lotta Continua, deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni.

I terroristi in fuga sono Luigi Bergamin, Maurizio Di Marzio e Raffaele Ventura. Luigi Bergamin è tra gli ideologi dei Pac, il gruppo armato di Cesare Battisti. Ed è stato condannato per due omicidi tra cui quello del macellaio Lino Sabbadin. Per lui dovrebbe essere già scattata la prescrizione. E’ un ex brigatista Maurizo Di Marzio: partecipò al tentativo di sequestro del poliziotto Nicola Simone e per lui la prescrizione dovrebbe arrivare il 10 maggio. Raffaele Ventura è stato condannato insieme ad altri 8 per l’omicidio del vicebrigadiere Antonino Custra il 14 maggio del 1977 a Milano, durante una manifestazione indetta dalla sinistra extraparlamentare.

Dopo tanto tempo, c’è ancora gente che chiede e pretende giustizia, ma, questo purtroppo, è un diritto un po’ troppo rarefatto negli ultimi tempi. La Giustizia è la base di una società, è utile a preservare l’integrità della società stessa e una convivenza pacifica dei consociati; ma se molti reati rimangono impuniti a causa: della burocrazia, della lentezza o degli innumerevoli cavilli che si sono via via creati col tempo, come può un cittadino avere fiducia nel sistema e rispettare il sistema stesso. E’ proprio quando molti reati rimangono impuniti che emerge l’illegalità; quindi, garantire la Giustizia e un suo percorso celere, anche tra Stati, è un diritto e dovere di tutti.

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