Mes: l’avidità dell’Olanda

L’Olanda, il paradiso fiscale d’Europa, vuole imporre le sue condizioni per l’attivazione del cosiddetto Mes.

Il ministro delle finanze Wopke Hoekstra l’ho ha fatto trapelare in un documento trasmesso al parlamento dei Paesi Bassi.

L’ultima riunione dell’Eurogruppo ha tentato di trovare una soluzione per combattere il virus. Il pensiero si divide in due poli, gli Stati del Nord (Olanda e Germania) e quelli del Sud (Italia e Spagna). All’inizio i due poli erano in contrasto, i primi volevano il Meccanismo Europeo di Stabilità mentre Italia e Spagna volevano a gran voce gli Eurobond.

Ma il tavolo delle trattative aveva messo tutti d’accordo aprendo le porte ad un MES senza condizioni per le spese legate all’emergenza COVID-19.

Gli Eurobond sarebbe stato un sistema di titoli europei per far fronte alla spesa sanitaria e alla crisi economica. E il MES, a detta della Francia, sarebbe servito anche per le spese sanitarie indirette, cioè la crisi scaturita dal lockdown. Ma così non è stato.

Non contenti dell’accondiscendenza dei paesi del sud che hanno accontentato le loro richieste, nonostante si debba far fronte ad una crisi nera, i discendenti di Guglielmo d’Orange sono tornati all’attacco imponendo altre condizioni a paesi già provati dalla costante e incessante lotta contro il virus.

Dal documento di Hoekstra trapela: “Alcune condizioni preliminari sono importanti per i Paesi Bassi”.

Le richieste dell’Olanda sono le seguenti:

  • firma di un memorandum d’intesa da parte dei beneficiari;
  • analisi di sostenibilità su debito;
  • prestiti più brevi rispetto a quelli normalmente concessi dal fondo.

La prima condizione di Amsterdam è che il fondo venga utlizzato solo ed esclusivamente per far fronte alle spese sanitarie.

Ci saranno analisi accurate che metteranno sul tavolo tutti i rischi riguardanti il debito (il Paese ne può usufruire solo se ha stabilità finanziaria).

La linea di credito dovrà cessare al termine dell’emergenza.

“La linea di credito per Stato membro sarà del 2% del prodotto interno lordo come punto di partenza”.

Le condizioni dell’Olanda sul MES sono circolate durante ore campali per l’Eurozona, il cui destino potrebbe dipendere tutto dall’odierna decisione tedesca sull’illegalità del Quantitative Easing (Il risultato finale è una riduzione del valore reale dei debiti delle famiglie verso gli istituti finanziari e una loro conseguente maggior propensione alla spesa, che può portare ad un aumento netto dei consumi che in ultima istanza può determinare una crescita maggiore nel medio periodo). L’alleggerimento quantitativo tende ad aumentare in modo controllato l’inflazione e a rivalutare gli asset per chi ne è già in possesso, e così inevitabilmente acuisce il divario tra ricchi e poveri, se questi effetti sociali non sono compensati da una adeguata politica fiscale, per mantenere stabile la redistribuzione e concentrazione della ricchezza.

In poche parole, l’alleggerimento quantitativo è una delle poche cose buone sorte fino a questo momento. La Germania vuole abolirla e l’Olanda ci rende inutilizzabile il Mes.

Questa dittatura finanziaria è improponibile. Vogliamo giustizia nei confronti di chi tenta di speculare sulle tragedie. Sono un forte europeista, ma a queste condizioni il messaggio di solidarietà non è arrivato a quei Paesi che continuano a strozzare una nazione al limite della sopportazione, uno Stato devastato dal virus e massacrato dagli squali della finanza.

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