Il mancato “Mea culpa” di Giorgia Meloni

In Italia si ha sempre un insopprimibile vizio di lanciarsi accuse reciproche e di scaricarsi responsabilità, cercando di cancellare determinate scelte che si sono fatte nel passato. Vi è sempre il bisogno di apparire puri e candidi per fare breccia sulle rispettive tifoserie. A questo si aggiunge anche un altro vizio che è quello di fare dichiarazioni a caldo, dettate dall’impulso e non ponderate, che, poi ,risultano anch’esse infondate e palesemente false.

Sembra proprio questo il caso della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che ha lanciato senza preoccupazione una notizia non veritiera, nella quale ha affermato che il Governo Conte aveva approvato il “famigerato” Meccanismo Europeo di Stabilità sottoscrivendo un accordo. Si tratta di una cosa falsa perché in realtà non è stato firmato nulla. Infatti, l’accordo in questione, prevede una semplice possibilità di utilizzare il Fondo salva-Stati senza nessuna condizionalità. La verità consiste nel fatto che l’Italia ha già detto che non intende farvi ricorso. Nonostante questo, le opposizioni, però, hanno attaccato il premier Giuseppe Conte con attacchi durissimi tra i quali si è distinta la Meloni, che ha accusato il presidente del consiglio di “alto tradimento”, come qualche settimana fa, l’aveva accusato in TV di “comportamenti criminali”.

Ma Conte aveva reagito in TV, scatenando il putiferio, che la stessa Meloni diffondeva fake news e che, circa dieci anni fa, aveva approvato il MES. Uno scontro che ha mandato in soffitta come “una pia illusione” l’unità nazionale necessaria per affrontare questa crisi gravissima. Allora una cosa è assolutamente certa e non è confutabile: il MES è stato approvato, a suo tempo, dal governo Monti ma preparato dal governo Berlusconi IV fra il 2011 e il 2012.

Ora si tratta di capire se la Meloni, a quel tempo ministro del governo Berlusconi, di cui faceva parte anche la Lega, avrebbe potuto fare qualcosa per bloccare l’approvazione del Fondo salva-Stati. Infatti il 3 agosto 2011 si presenta “il disegno di legge per la ratifica della decisione del Consiglio Europeo 2011/199/Ue, che modifica l’articolo 136 del Trattato sul funzionamento della Ue relativamente a un meccanismo di stabilità” che conteneva l’obiettivo che tutti i Paesi membri “possano istituire, se necessario, un meccanismo che renderà possibile affrontare situazioni di rischio per la stabilità finanziaria dell’intera area dell’Euro”.

Ma il momento fondamentale per l’approvazione del MES, è quello della votazione numero 13 (seduta numero 669 del 19 luglio 2012 in merito al “Trattato di istituzione del MES”, con Ddl 5359 e conseguente voto finale), passata soprattutto con il sostegno di PD e PdL, di cui Meloni faceva ancora parte.

In sintesi, nel 2011 il Consiglio dei Ministri di cui Meloni faceva parte, in qualità di ministra della Gioventù, ha approvato il MES. Al momento della votazione parlamentare, nel 2012, invece, Meloni risulta assente, ma i futuri parlamentari di Fratelli d’Italia, tranne, Guido Crosetto, votano in favore del Fondo salva-Stati.

È vero, quindi, che ha approvato il Mes da Ministro nel Consiglio dei Ministri ma poi non l’ha votato da parlamentare. Forse non capiva bene quale fosse il pericolo che avrebbe corso l’Italia se avesse utilizzato questo strumento, mentre oggi forse l’ha compreso dopo la cura greca e di altri paesi dell’eurogruppo.

Ecco, questo ripensamento non l’ha mai chiarito, e, certamente, non ci sarebbe stato nulla di male ad aver cambiato idea e, anzi, sarebbe stato un atto di onestà intellettuale. Ma forse si chiede troppo ai politici italiani che sembrano affetti da una grave amnesia.

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