CAPITALE EUROPEA DEL MEDITERRANEO

Apparentemente le Elezioni nella Capitale d’Italia sono il trionfo di partecipazione e della Democrazia, ai nastri ci sono ventidue aspiranti Sindaci sostenuti da 39 liste che contengono 1800 candidati. Questo esercito si rivolgerà verso i due milioni di elettori per ottenere un voto ed un consenso politico il 3 ed il 4 Ottobre.

In realtà, come è già accaduto di dire ai socialisti in altre epoche, questa fotografia democratica appare più simile alla moltitudine di colori che é propria del Carnevale, e ad ogni buon conto se non appare una “emergenza” democratica vera e propria rischia di essere assai più simile all’esplosione di “gravidanza isterica” democratica che ha colto i paesi del Nord-Africa l’indomani della cosiddetta Primavera Araba.

In quel caso si trattava non soltanto del neofitismo che ha colto delle società che venivano a contatto per la prima volta con la possibilità di esercitare la libertà all’indomani del lungo dominio di partiti unici.

Quella romana, che è il portato della legge elettorale per i comuni del 1993, é una condizione che se possibile aggrava e non risolve un problema che é già di sistema nell’esercizio del Governo della Capitale d’Italia.

Perché se é vero che ad essa é stata riconosciuta uno status particolare dalla Legge per Roma Capitale promossa dal
governo Craxi alla metà degli anni ‘80 i processi decisionali che riguardano una delle Città più grandi d’Europa e una delle Città-Stato più importanti del Mondo appaiono inadeguati alle sfide del tempo ed alle necessità dei cittadini.

Va detto innanzitutto che i provvedimenti legislativi varati successivamente all’impianto della Legge su Roma Capitale sono apparsi inadeguati e sono stati disattesi.

Posto che il problema principale che deve affrontare qualsiasi governo della Capitale rimane quello delle risorse é evidente che un assetto di potere monco delle leve necessarie e ibridato da sistemi confusi non potrà che deludere e non corrispondere con efficacia alle esigenze dei cittadini.

Se il Decreto Berlusconi su Roma Capitale é stato un buco nell’acqua, la Riforma Del Rio delle Province ha reso confusa e farraginosa la questione.

Ha depredato i comuni della provincia Romana di poteri ed ha reso sul piano istituzionale la Capitale un ibrido a metà fra Città Metropolitana e Capitale posto che la necessità statutaria ed istituzionale della Capitale dovrebbe essere più simile a quella di una Regione.

Faticosamente la nuova Legge che è al varo definitivo punta a questo obiettivo, ovvero di addizionare il riconoscimento di uno status speciale della Capitale d’Italia di poteri conseguentemente speciali cosa che nessun provvedimento legislativo adottato in questi anni é riuscito a definire con chiarezza.

Restringere Roma ai soli confini del suo perimetro provinciale e non assegnarle il compito ed il ruolo di una grande Capitale Europea comprime la funzione stessa della Capitale di una grande Nazione Europea; tanto più quando all’orizzonte vi sono i fondi del cosiddetto Next Eu Generation che allocati adeguatamente possono esaltare il ruolo della nostra Capitale per farla diventare un punto di raccordo strategico, politico e non solo, di tutta l’area mediterranea.

La Capitale Europea del Mediterraneo avendone la dimensione territoriale, demografica e politica. Entro questo disegno di riassetto strategico istituzionale più funzionale, va da sé che dovrebbero essere valorizzati e destinati ad assumere maggior peso e potere i cosiddetti municipi che dovrebbero assumere il ruolo di Comuni Metropolitani.

Le elezioni sono certamente un’occasione di confronto sulle questioni primarie delegate all’amministrazione pubblica ed alla sua capacità di fornire servizi adeguati ai cittadini.

E’ evidente che ci siamo trovati dinnanzi all’impreparazione della cupola grillina alla sfida difficile del governo complesso di Roma, ma devono essere anche una grande occasione di riflessione sull’assetto istituzionale della Città e la risoluzione definitiva del problema aumenterà e non di poco la sua funzione centrale nel Paese e il suo dinamismo economico che non può mancare in una grande metropoli europea.

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