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Addio Franco Marini!

by Rosario Sorace

Franco Marini è morto a seguito dei postumi del Covid contratto prima di Natale. Aveva 87 anni ed è stato uno dei più importanti esponenti del mondo sindacale italiano del novecento ricoprendo la carica di Segretario Generale della Cisl, per poi dedicarsi intensamente alla politica capitalizzando un ruolo, prima, da Ministro e, poi, da Presidente del Senato.

Veniva descritto con un tratto umano freddo e spigoloso, però, al tempo stesso la sua azione era improntata a lealtà e generosità. Era nato in Abruzzo tra l’Aquila e la piana di Navelli, proveniente da una famiglia umile. Il padre era un operaio specializzato alla Snia Viscosa e si era trasferito a Rieti dopo la morte della moglie.

Marini aveva solo dieci anni e la morte della madre peserà in tutta la sua vita. Aderì alla Democrazia Cristiana nel 1950, divenne attivista dell’Azione Cattolica e nelle Acli ed ebbe modo di completare gli studi in Legge. Cominciò un intensa attività sindacale nella fabbrica dove lavorava il padre e in poco tempo si impose nella nomenclatura della Cisl a livello nazionale.

Nel 1964 incominciò a collaborare con il Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno, Giulio Pastore. Nel 1965 diviene Segretario generale aggiunto della Federazione dei Dipendenti Pubblici della CISL. Segue le orme di Pastore e assume il ruolo di vicesegretario negli anni settanta. Nel 1985 venne scelto come segretario nazionale.

Nel 1991, quando morì Carlo Donat-Cattin, divenne il capo della corrente politica di Forze Nuove, interna alla Democrazia Cristiana, che era la componente di sinistra, più sensibile ai diritti del mondo del lavoro. Nell’aprile dello stesso anno passò dalla segreteria del sindacato al Governo, diventando Ministro del lavoro e della previdenza sociale del VII Governo Andreotti.

La Democrazia Cristiana lo candidò per la prima volta nelle elezioni politiche del 1992 e fu il primo degli eletti a livello nazionale cosicché Mino Martinazzoli decise di affidargli l’incarico di responsabile organizzativo. Dopo lo scioglimento della Dc, nel 1994 aderì al Partito Popolare Italiano, e ne divenne segretario nel 1997 succedendo a Gerardo Bianco.

Si distinse sempre dalle posizioni di Romano Prodi poiché era dell’idea che all’interno dell’alleanza dell’Ulivo ogni forza politica dovesse mantenere la propria individualità. Fu eletto al parlamento europeo nell’elezioni del 1999 e, quindi, lasciò la segreteria in favore di Pierluigi Castagnetti.

Divenne responsabile organizzativo nel 2002. Marini ha avuto una vita densa di battaglie e ricca di esperienze che ha sempre combattuto con coerenza e linearità riuscendo ad essere eletto a Presidente del Senato nel 2006 proprio per questa sua natura imparziale e aperta al dialogo.

Si racconta che fu un uomo concreto e pragmatico definito con il nomignolo di “lupo marsicano”. Francesco Cossiga lo stimava tanto e una volta gli disse, “Faccio senatore a vita Giulio Andreotti, così ti libero il collegio…”. Ottenne anche 521 nel 2013 non raggiungendo il quorum per essere eletto al Quirinale. Adesso vive nel pantheon dei grandi sindacalisti del secolo passato.

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