A Udine forti polemiche per il nuovo sistema di video sorveglianza delle vie cittadine

Il Comune di Udine aveva pensato di stanziare 675 mila euro per 67 videocamere a riconoscimento facciale, però, non si possono usare in quanto si attende il parere del Garante della Privacy.

Tali fondi sono assegnati per l’acquisto e l’installazione di nuove tecnologie che, quindi, allo stato attuale non possono essere usate.

Dal punto di vista politico l’opposizione di sinistra ha sferrato un duro attacco alla decisione della giunta leghista: “Fontanini spende 675.000 € per telecamere – ha detto l’ex candidato sindaco del centrosinistra, il dem Vincenzo Martines – che non può usare e finalmente inizia (solo ora) la pianificazione delle piazzole ecologiche a favore dei condomini”.

In tal modo tutti i cittadini potrebbero essere osservati, riconosciuti e persino schedati e questa sembra diventata ai fini della sicurezza e dell’ordine pubblico la linea perseguita in alcune città italiane per controllare i cittadini.

Udine ha iniziato il percorso di acquisto con lo stanziamento dei soldi delle videocamere a riconoscimento facciale nonostante il parere contrario.

Già nel giugno del 2020 l’assessore leghista alla sicurezza del Comune di Udine, Alessandro Ciani, espresse la sua soddisfazione per questo stanziamento di 673mila euro per 67 nuove telecamere che avrebbero costituito il nuovo sistema di videosorveglianza cittadino.

“Renderemo più funzionale il sistema di conservazione delle immagini raccolte, – aveva dichiarato Ciani – che confluiranno in un unico archivio, compatibile sia con le nuove telecamere, sia con quella già esistenti, in modo da facilitare la consultazione da parte della Polizia Locale e delle forze dell’ordine. Andremo inoltre a implementare gli strumenti di video–analisi, come il riconoscimento di mezzi e individui (e un domani il riconoscimento facciale) sulla base di filtri come l’età, il sesso, gli abiti, l’orario, attraverso l’utilizzo di software di analisi forense, vera novità di questo intervento”.

Questo ampliamento del sistema doveva procedere per step con una prima l’installazione e successivamente con il completamento della piattaforma esistente, implementata con il software di analisi forense e, infine, l’installazione dello strumento del riconoscimento facciale.

“Questo è quindi solo l’inizio di un percorso che renderà la città di Udine più sicura e a misura di famiglia”, aveva affermato oltre un anno fa il vicesindaco di Udine Loris Michelini.

Pertanto, nel febbraio 2021, la Giunta Comunale di Udine ha emesso una nota in cui si specificava che l’installazione delle telecamere sarebbe avvenuta “nel pieno rispetto delle raccomandazioni espresse dal Garante della Privacy con nota del 30.09.2020”.

Tutto ciò a seguito di polemiche che nel frattempo erano scoppiate per l’utilizzo di telecamere ad alta risoluzione che stabilisce appunto “il principio di minimizzazione dei dati stabilito dall’art. 5 par. 1 lett. C del Regolamento UE 2166/679 (GDPR)”, e che prescrive che “i dati personali devono essere adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario nel rispetto alle finalità per le quali sono trattati”.

La nota dell’Amministrazione Comunale di Udine del febbraio 2021, afferma che “l’utilizzo di moduli di elaborazione software che forniscono funzionalità di riconoscimento facciale” non verranno consentiti poiché “tutt’oggi non sussiste una adeguata base giuridica che ne giustifichi la necessità”.

Quindi, questa precisazione, avrebbe dovuto tacitare le querelle, invece, la polemica è continuata incentrandosi sull’argomento della videosorveglianza con riconoscimento facciale che è stato nuovo motivo di scontro politico.

Il Comune a questo punto ha precisato che il software per il riconoscimento facciale non è stato ancora comprato, ma la spesa annunciata per le nuove telecamere è cresciuta sino a raggiungere la cifra di 701.757,45 euro, che dovrebbe essere finanziata e sostenuta sia da fondi comunali che regionali.

Il conflitto in corso nasce da una prima interrogazione parlamentare presentata nel 2020 al presidente del Consiglio, dal ministro dell’Interno e dal deputato del Pd Filippo Sensi, sul tema del riconoscimento facciale.

Adesso ne è stata presentata una seconda ai primi di settembre, che affronta anche il presunto uso del software da parte delle forze dell’ordine.

Cosicché, in data 24 settembre, è arrivata la risposta del Ministero dell’Interno. “Per quanto riguarda il progetto del Comune di Udine, esso risulta in fase di aggiudicazione di appalto e, da interlocuzioni con il Comune, è emerso che la funzione di riconoscimento facciale era stata solo ipotizzata in sede di valutazione del progetto tanto che, nella relazione tecnica del progetto, è specificato che la medesima funzione, pur essendo disponibile come funzionalità di software, non sarà avviata, se non a seguito di specifica autorizzazione da parte del Garante della Privacy”.

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