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A tutto Country

by Rosario Sorace

Nell’esistenza umana la musica e la danza assumono una rilevanza e un’importanza che si collocano in una dimensione universale senza distinzioni di razze e nazioni.

In modo particolare la danza esprime meglio di tutte le arti la natura dei popoli che l’hanno ideata nascendo dal ventre di tradizioni in cui si mescolano e si incontrano tradizioni e culture diverse.

Mi piace parlare di un ballo che si è diffuso largamente anche nel nostro Paese. Mi riferisco al Country Western Dance che riesce a fondere stili di ballo provenienti da paesi e culture diverse con radici molto lontane e profonde nel tempo.

Nasce in origine nelle taverne dell’Irlanda e nelle movenze conosciute in antiche sale da ballo della vecchia Europa, persino nei palazzi degli zar della Russia, e ancora con influenze che risalgono ai rituali tribali dell’Africa.

Tuttavia la diffusione di queste danze native si sono affermate in modo prepotente negli Stati Uniti quando sbarcarono i pionieri che hanno iniziato a percorrere il lungo viaggio alla ricerca della nuova frontiera.

E questo ballo si accompagna indissolubilmente alla mitica figura del cowboy, lavoratore faticoso, che trascorreva tante ore in sella al suo cavallo nella gestione delle mandrie e che diviene l’interprete principale di queste prime danze.

Il west è l’ambiente geografico e umano che ha dato inizio all’alternarsi di questi “ballerini” dilettanti, poco idonei per imparare passi di danza complicati, assai grezzi e rozzi nei movimenti che facevano fatica ad accompagnare una dama nella pista da ballo dove si suonava qualche musica romantica.

E da questi schemi semplici ed essenziali che prende origine il proscenio delle movenze di ballerini con scarsa eleganza, dotati però di tanta vitalità ed energia che si riunivano in una danza che di solito veniva accompagnata da urla selvagge e goliardiche.

Il cowboy proprio perché gestiva le mandrie soleva andare sia nelle piste da ballo dei saloon, oppure molto più frequentemente anche in luoghi naturali, senza togliersi il tipico cappello a falde larghe, con le pistole ai fianchi e gli speroni ai piedi.

Nel frattempo si inventava e adattava la musica suonata ai tradizionali movimenti portati nell’ovest dalle varie culture dei coloni insediatosi nelle nuove terre.

Tutto ciò si innestava nella cultura prevalente del puritanesimo con le proibizioni religiose e con le regole tradizionali tipiche.

Quindi la danza sottostava a tali modi di pensare dei pionieri che si spostavano da est ad ovest. In tal modo la danza tendeva a proibire o comunque ridurre al minimo il contatto e la spontaneità tra i sessi. Dunque i balli preferiti dai primi pionieri erano le danze figurate e i balli folk.

Negli spazi aperti e di ritrovo si conciliava la musica e il ballo, si esibivano i ballerini per il puro divertimento, bastava il passaparola, si organizzavano balli nei fienili e per evitare la confusione nella pista in quanto poche persone conoscevano gli stessi passi, si fece riferimento alla figura prioritaria del “the caller” (il chiamante).

Il ruolo di quest’ultimo/a era quello di guidare la folla eterogenea nell’esecuzione dei balli. Si formavano vere quadriglie in cui venne aggiunta una posizione di “valzer cowboy” che ha contribuito a promuovere la Square Dance.

I pesanti stivali consentivano che i passi fossero maldestri, come dire “trascinati” a tempo di musica, e invalse l’abitudine di portare gli speroni anche sulla pista da ballo.

Nell’età moderna sono rimasti alcuni atteggiamenti da cowboy, anche se molto mitigati, divenendo oggi il country una danza western moderna che si adatta alle musiche più svariate.

A vedere le esibizioni si notano i movimenti lenti e accelerati, i passi sincronizzati e fatti in squadra, in una miscela di musiche folk e “western” che adesso si devono conciliare con la modernità e che prima si ballavano in qualsiasi ambiente  (nei ranch, nei granai e nei cortili all’aria aperta).

In Italia vi è stato negli ultimi decenni una sviluppo di queste scuole di country, soprattutto come musica folk statunitense, che riprende i motivi delle ballate popolari del Sud e del West, e che si adatta agli schemi ritmici della musica leggera contemporanea.

A Catania e nella sua provincia sono molte le scuole nate in questi anni e in particolare si è distinta quella della dott.ssa Antonella Messina, insegnante, che dirige con grande successo la Scuola Elianto Country Western Line Dance. Abbiamo sentito il suo punto di vista sul significato di questo ballo affascinante e coinvolgente.

Qual è lo spirito del ballo country?

Lo spirito del ballo country, come tutte le altre discipline di danza, è movimento, sincronia ed espressione del corpo quando incontra la musica.

Diversi studi confermano che ballare fa davvero bene alla salute e fa restare giovani più a lungo, è dunque un elisir di lunga vita.

Il ballo ha un grosso potenziale, quello di far venire fuori da ognuno di noi la parte più istintiva e spontanea. Nel nostro caso il country trasmette allegria, favorisce la socializzazione, il divertimento e i legami interpersonali. Inoltre la Country Line Dance può essere praticata da chiunque e a qualunque età.

Molti affermano che si tratta dell’ennesimo “americanismo” introdotto forzosamente nelle nostre tradizioni. Cosa rispondi a queste obiezioni?

Il ballo country non lo considero un ennesimo “americanismo” bensì un ampliamento di culture e generi musicali diversi, quali: musica celtica, pop, rock swing funk ecc…

La danza, come la musica, ha sempre espresso dinamicamente lo spirito e la personalità di ogni cultura. Il ballo country, infatti, è il risultato della fusione di stili di ballo provenienti da diversi paesi ed è un adattamento spontaneo dei movimenti tradizionali delle varie culture immigrate in America.

Questo ballo suscita emozioni e allegria. Ci vuole molto tempo per imparare i passi?

Poche danze danno una sensazione di divertimento come quelle della country western line dance, forse per il loro aspetto informale e socializzante e per il suono accattivante delle tradizionali ballate western.

In genere i passi sono semplici e non necessitano di particolare abilità nelle coreografie di livello base. Esistono tre livelli di difficoltà come in tutti i balli: principianti (passi semplici e di facile comprensione), intermedio (senza passi difficili ma il ritmo della musica può essere più veloce), avanzato (passi più difficili con numero di counts maggiore e musica più veloce).

Quindi la difficoltà delle coreografie è data dal numero dei counts o conteggi che corrispondono ai battiti della musica.

Oggi il ballo è una terapia contro i disagi di una civiltà alienante. Il country è un lenitivo verso le ansie e le depressioni del nostro tempo?

E’ noto che il ballo porti innumerevoli benefici, tra cui il benessere psicofisico, l’acquisizione di una maggior fiducia in se stessi aiuta a superare il senso di isolamento ed è un lenitivo delle ansie e depressioni del nostro tempo.

Nello specifico, il ballo country, avendo origini folkloristiche e multiculturali porta con sé allegria, spensieratezza, disinvoltura ed eleganza allo stesso tempo.

Posso affermare, in qualità di maestra, che ballare in un contesto di sano confronto e divertimento aiuta a sviluppare l’autostima e la socializzazione, riduce lo stress e la tensione apportando una generale sensazione di benessere.

E’ vero che vi esibite ovunque e non c’è un palcoscenico preciso come succedeva per i cowboy del west?

Si, è vero, ogni occasione con o senza palcoscenico per noi è utile perché è un modo per mettere in pratica quanto assimilato durante le lezioni.

Inoltre ci permette di divulgare e far conoscere la nostra disciplina, in genere molto apprezzata per lo spirito di spontanea allegria che trasmette.

Qual è stato il momento più importante della tua carriera di Maestra? 

La danza è disciplina, lavoro, insegnamento e comunicazione. In tutti questi anni ci sono stati tanti momenti importanti che mi hanno gratificata: manifestazioni, gare, feste e riconoscimenti vari.

Ma il momento più importante si manifesta tutti i giorni durante le lezioni grazie al sorriso, alle parole e ai gesti di gratitudine da parte degli allievi. Il clima di gioia e stima reciproca che si instaura nel dare e ricevere rende il mio operato sempre più stimolante.

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